The Americans – Stagione 5

Ho uno strano rapporto con The Americans. Da un lato adoro la serie, penso davvero che sia riuscita a presentare in maniera straordinariamente efficace dei personaggi e un contesto diversissimo da quello di tutte le altre in onda in questi anni, che sia recitata divinamente, che abbia una fotografia e una regia di livello altissimo. Dall’altro, semplicemente, è una serie che finisco per guardare come tappabuchi, saltuariamente, senza una vera continuità. Forse influisce una certa pigrizia, visto che l’ultima stagione per adesso non è ancora stata messa in programmazione su Netflix ma solo su Fox, fatto sta che ho appena guardato la quinta; e allora parliamone un po’!

The Americans

Dopo una quarta stagione che ha finalmente portato The Americans all’attenzione di tutti i critici (su Metacritic è valutata la terza miglior serie televisiva del 2016), con la quinta i produttori e scrittori Joel Fields e Joe Weisberg hanno volutamente rallentato il ritmo. Secondo molti, l’hanno rallentato troppo… questa è ovviamente una opinione che può essere o meno condivisa, ma le motivazioni degli sceneggiatori sono evidenti, andando avanti. Siamo nella prima parte del 1984 e le cose stanno lentamente cambiando per la famiglia Jennings. Philip (Matthew Rhys) vive il proprio lavoro con sempre maggiore insofferenza, e trova vero sollievo solo nel consolidamento del rapporto con la moglie Elizabeth (Keri Russell). Lei, d’altro canto, continua a dimostrarsi ancora a suo agio, capace di immergersi di più nei ruoli richiesti e convinta di essere dalla parte della ragione almeno la stragrande maggioranza delle volte. Intanto la loro figlia Paige (Holly Taylor) vive un delicato di momento di passaggio e di crescita personale, costretta a crescere più rapidamente di quanto vorrebbe ora che è consapevole di cosa fanno in realtà i suoi genitori. Perché sono delle spie russe in America, almeno questo lo sapevate, vero?

The Americans

Intanto anche intorno a loro tutto sembra cambiare: il figlio Henry (che non sa nulla della loro vera identità) si rivela essere molto diverso da quanto credevano, il vicino Stan Beeman (Noah Emmerich) vive anch’egli una propria crisi personale e lavorativa che lo porta a ripensare il proprio ruolo nel controspionaggio, anche in Russia e tra i superiori degli Jennings molte cose lentamente mutano, o vengono finalmente inquadrate in una nuova prospettiva. Le missioni principali che vanno ad affrontare sono un possibile attacco chimico alle riserve di grano russe e la necessità di rimpatriare un esule esperto di agricoltura e la sua famiglia: il modo in cui le porteranno a termine donerà loro nuove certezze ma anche molti nuovi dubbi.

The Americans

La trama della quinta stagione è come un fuoco che brucia sotto le ceneri, ma che è pronto a tornare a divampare. È vero che in alcune delle prime puntate si sente un po’ di fatica, ma il fastidio almeno per me è stato attenuato da un’attenzione ai dettagli, alle svolte narrative, alla recitazione ancora maggiori del solito. È stato assistere a una crescita che come tutte le crescite è a volte faticosa, ma alla fine da la possibilità di giungere a traguardi importanti. Matthew Rhys in particolare è sempre più immerso in una parte che sente davvero come sua, e… Keri Russell è sempre bellissima, concedetemelo! Ma uno dei punti di forza di The Americans sono i personaggi comprimari, che in altre serie simili vengono lasciati un po’ abbozzati, mentre qui diventano reali coprotagonisti raccontati con una cura e una intensità con pochi paragoni da attori bravissimi. Gente come Margo Martindale, Costa Ronin, Lev Gorn, Alison Wright…

In particolare però devo sottolineare la crescita di Holly Taylor, che da ragazzina poco significativa si è evoluta in una attrice capace di una parte di grande spessore. Le scene che la vedono protagonista con la madre raccontano tantissimo, anche senza troppe parole. Prima sembrava spesso eternamente ingrugnita (ok, forse gli adolescenti sono così), ora è capace di veicolare sfumature con il suo corpo precedentemente impensabili. Brava davvero.

Lo slow burn della quinta stagione arriva a compimento con gli ultimi due episodi, l’ultimo in particolare assolutamente strepitoso, un manuale di televisione. Sarebbe ingiusto dire di più sulla trama, soprattutto in una serie come questa, ma la tensione narrativa e il dramma interiore dei personaggi vengono resi alla perfezione. E ora l’ultima stagione dovrà stupirmi ancora di più…

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6 Comments

  1. Cassidy 19 July 2018
    Rispondi

    Una serie che vorrei iniziare da tempo, il tema mi piace molto, una di queste volte ci proverò a guardarla. Cheers!

    • cumbrugliume 19 July 2018
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      Devi solo superare lo scoglio di una prima seria meno efficace delle altre, ma poi la adorerai!

  2. Pietro Sabatelli 19 July 2018
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    Io sto ancora fermo alla prima…e credo che forse non la finirò mai..

    • michele 22 July 2018
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      È sicuramente la stagione meno riuscita… ed è un peccato!

  3. stories2358 19 July 2018
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    Una serie grandiosa, una delle mie preferite in assoluto! Ha i suoi tempi, lenti e riflessivi ma capaci di raccontare un’epoca con una cura mostruosa… e il gran finale, che gran finale! 😀

    • michele 22 July 2018
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      SUlla cura concordo sicuramente. Sul finale… ci arriverò presto 😉

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