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Die Hard 2 – 58 Minuti per morire: squadra che vince non si cambia!

Quando hai un film che ha incassato quasi cinque volte il suo budget, ha reso il suo protagonista una delle più grandi star hollywoodiane, è subito esaltato come un capolavoro del cinema d’azione ed ha dato vita addirittura a modi di dire… cosa fai? Non fai un seguito cercando di cambiare il meno possibile? Due anni dopo Die Hard ecco quindi che arriva puntualissimo nei cinema il numero 2, e un paio di settimane dopo il primo articolo ecco anche il secondo appuntamento con la rubrica Bruce Willis più apprezzata nel comune di Arezzo: si parla di Die Hard 2!

Speciale Bruce Willis

Ma ho subito barato, e infatti qualcosa dal primo film è cambiato. Siamo ancora a Natale, c’è ancora Bruce Willis (ci mancherebbe), tornano Bonnie Bedelia, William Atherton e Reginald VelJohnson, tornano Joel Silver e Lawrence Gordon come produttori, Michael Kamen alla colonna sonora e Steven E. De Souza alla sceneggiatura. Non torna però John McTiernan, impegnato a girare l’altro capolavoro (oh, bisogna che riguardi anche quello!) Caccia a Ottobre Rosso, così la produzione sceglie di puntare forte su un finlandese un po’ matto reduce dalla regia di Nightmare 4, che forse non era un capolavoro ma almeno visivamente mostrava una gran cura e alcune idee forti, e… aveva incassato un bel po’, questo non guasta. Eppoi Renny Harlin costava molto meno, diciamoci anche questo.

Renny Harlin Bruce Willis

Renny è quello di destra che sembra il cantante di una cover band degli Stratovarius

 

La trama viene adattata dal romanzo 58 Minutes, di Walter Wager, che da anche lo spunto per il titolo italiano… Gli adattamenti italiani anche e soprattutto in quegli anni hanno fatto dei disastri quasi inspiegabili, ma almeno nella saga di Duro a Morire ci hanno regalato due titoli niente male: prima Trappola di Cristallo, poi 58 Minuti per Morire… l’adrenalina si sente, eccome! Andiamo a vedere la locandina!

Die Hard 2

La differenza con il marketing del primo film si sente eccome. Se all’inizio nei primi poster il nome di Bruce Willis era lasciato un po’ da parte e si temeva che il pubblico non lo associasse a un film tutto azione, qui il nostro McClane era ormai diventato LA star su cui puntare. Il suo faccione occupa mezza locandina, e il suo nome… beh, non era ancora scritto con carattieri più grandi del titolo (ma ci arriveremo, vedrete) ma è difficile non notarlo. L’anno prima aveva guadagnato un sacco di soldi per un film che aveva incassato circa il doppio del primo Die Hard… e nel quale non appare mai. In Italia non lo associamo a quella parte, perché i nostri adattatori hanno avuto un’altra idea geniale: affidare il doppiaggio del suo personaggio a PAOLO VILLAGGIO. Ebbene sì, il bambino di Senti chi Parla aveva la sua voce!

Yippie Ki-Yay!

 

Siamo a Natale, perché un Die Hard che si rispetti deve essere un film di Natale, checché ne dica oggi Bruce. John McClane, due anni esatti dopo i fatti del primo film, è diventato una piccola celebrità, e si trova all’aeroporto Dulles di Washington ad aspettare sua moglie Holly, in arrivo da Los Angeles. La stessa sera è in arrivo con un altro aereo il trafficante di droga ed ex dittatore di Val Verde Ramon Esperanza, estradato negli Stati Uniti. Val Verde? Dove ho già sentito questo nome? E così scopriamo che il mondo di Die Hard 2 è lo stesso di Commando e di Predator (e fanculo i retcon che lo vorrebbero ambientato in Guatemala!). DeSouzaVerse?

Il malvagerrimo Ramon tralaltro ha un volto piuttosto noto dalle nostre parti. Ok, Franco Nero non è spagnolo, ma riesce ad essere credibile e minaccioso nel ruolo. Spostati McLane… arriva Django!

Franco Nero Renny Harlin

In attesa dello sbarco, e mentre fuori infuria la tempesta di neve, McClane si accorge di alcuni movimenti strani nell’area bagagli. Insegue due tizi sospetti e da vita a uno scontro a fuoco, uccidendone uno. La polizia aeroportuale, impegnatissima, si rifiuta però di indagare subito su cosa sta succedendo, anche quando John scopre con l’aiuto del sergente Powell che il malvivente morto era… già morto. Un ex soldato che risultava ucciso in Honduras. Quando gli altri si renderanno conto che McClane aveva ragione sarà ovviamente troppo tardi, un gruppo di terroristi avrà bloccato i sistemi impedendo a qualsiasi aereo di atterrare, e tra questo e la tempesta la situazione si farà critica per chi è in volo e con poca autonomia. Restano soli 58 minuti per salvare la bella Holly e tutti i passeggeri che viaggiano con lei… tra i quali anche il solito giornalista rompicoglioni Richard Thornburg.

Pensi che possa prendere ordini da uno stempiato?

 

Fin dalle primissime scene ci si rende conto che produzione e regista hanno scelto di rischiare meno possibile, proponendo tali e quali scene, situazioni e battute del primo Die Hard. Per evitare lamentele da parte del pubblico, però, hanno saggiamente scelto di… aumentare il volume e buttarla ancor più in caciara! Il budget è più che doppio di quello del primo film e si vede: più morti, più azione, più esplosioni. In questo casino Harlin sguazza felice come un bambino, dimostrando un senso del ritmo notevolissimo. Gli manca la finezza di McTiernan ma direi che non ci possiamo lamentare. Il divertimento è sfrenato dal primo all’ultimo minuto, e non mancano momenti drammatici anche inaspettati se vissuti col senno di poi. Il mito di McClane eroe comune è ancora vivo, e anzi cresce… il suo tentativo di segnalare disperatamente la pista al primo aereo in decollo è ancora oggi una scena che riesce a dare le palpitazioni. EROE!

Proviamo a trovare anche un paio di difettucci.

Il primo: si sente la mancanza di Hans Gruber. Raccogliere l’eredità di Alan Rickman era quasi impossibile, e non si può accusare né Franco Nero nè il capo dei terroristi William Stuart (William Sadler, che al tempo sembrava avviato a una ottima carriera da caratterista) di non averci provato. Ma manca il suo carisma, manca la sua aura diabolica. La sceneggiatura prova a compensare con dosi extra di sorprese e… in definitiva riesce benissimo nel suo compito, costruendo una trama complessa ma chiarissima. Chissà se il romanzo si svolgeva allo stesso modo…

Ha detto che non sono bravo quanto Alan Rickman? Controllate quale è il suo aereo.

 

Altro difetto è una certa pigrizia nell’uso del deus ex machina… Quando McClane è in difficoltà gli basta ricorrere a uno dei personaggi a mio avviso meno riusciti della saga, ovvero Marvin. Tuttofare, in possesso di tutte le mappe che possono servire, capace di apparire ovunque passando inosservato, a dir poco bizzarro… Marvin (Tom Bower) è chiaramente il punto debole della trama, una specie di comedy relief venuto male. Anche perché il suo ruolo è già occupato da altri. Di momenti comici McClane ne offre già in abbondanza, e quando serve basta ricorrere alla polizia aeroportuale sempre pronta a fare brutte figure. E come aiutante, Die Hard 2 offre un’altra figura enormemente più riuscita, capace di ritagliarsi uno spazio importante senza rubare la scena e risultando sempre credibile: il tecnico Leslie Barnes interpretato dall’ottimo Art Evans.

Sono comunque dettagli in un film magnifico, che ai tempi probabilmente preferivo addirittura al suo predecessore, nonostante inspiegabilmente avessero cambiato il doppiatore di Bruce Willis e Oreste Rizzini non fosse assolutamente all’altezza del mitico Roberto Pedicini. È facile capire perché (più esplosioni = più bello, a 13 anni) e avevo torto, ma Die Hard 2 resta comunque un classicone assoluto, uno di quei film che non smetterei mai di riguardare citando a memoria intere sequenze. Inseguimenti, sfighe, palpitazioni, sorprese, scene d’azione che mai erano state così avvolgenti e coinvolgenti. 58 Minuti per Morire consolidava il mito di Bruce Willis e apriva ad Harlin le possibilità di nuovi blockbuster hollywoodiani. Possibilità non sfruttate fino in fondo, ma questa è un’altra storia. Qui parliamo di Bruce, e McClane avrebbe avuto ancora molto da dirci.

E non finisce qui McClane… non finisce qui!

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6 Comments

  1. Cassidy 20 July 2018
    Rispondi

    I capelli di Renny Harlin ai tempi sono al livello della sua esplosiva regia, non passano certo inosservati 😉 ValVerde non si tocca! Il filo rosso tra John McClane e Predator, poi voglio molto bene a questo film, certo manca un cattivo come Hans Gruber (ma NESSUNO ha un cattivo come lui), però il finale è bellissimo, mi urta solamente sentire McClane parlare con la voce di Bill Murray, mi ha sempre fatto molto strano. Inoltre hai fatto bene a sottolinearlo, Bruce può dire quello che vuole, non è nel suo miglior momento e gli si perdona tutto, ma “Die Hard” e “Die Hard 2” sono film di Natale. Mi sento felice come un bambino la mattina di natale quando li guardo oppure quando le leggo, quindi grazie e buon Natale! 😉 Cheers

  2. Pietro Sabatelli 22 July 2018
    Rispondi

    Bello ma inarrivabile rispetto al primo capitolo, qui non viene smentita le dicerie sui sequel 😉

  3. Alfonso 22 July 2018
    Rispondi

    Ho passato anni, almeno fino al 2010, convinto che Duri a morire fosse il secondo film della saga (e a me piace pure abbastanza…) Trappola di cristallo visto, d’altrlnde lo han fatto anche i sassi, ma questo 58 minuti per morire non me lo ricordo proprio. So della sua esistenza ma non penso proprio di averlo mai visto. É un mistero, giuro

    • michele 22 July 2018
      Rispondi

      MA come? Passava in tv almeno una volta all’anno! 😀

  4. Fra X 22 August 2018
    Rispondi

    ” (più esplosioni = più bello, a 13 anni)”

    All’ epoca facevo un discorso simile per i due Conan preferendo il secondo più action e fantasy! XD Questo 2 come detto ha una trama davvero intrigante, anche più del primo che però aveva un maggiore senso di claustrofobia ed una regia più attenta a certi dettagli. Come detto ci sono misteri e colpi di scena e l’ ambientazione innevata notturna ha sempre il suo fascino.

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