I racconti del Cumbrugliume: Tornerà…

 

Tornerà

Dopo un anno di attesa, il luglio tornò finalmente a far visita all’Italia, senza mancare di farsi sentire anche nel nostro piccolo quartiere, praticamente un paese nel quale tutti conoscevano tutti.

Fu un luglio caldissimo. “Il più caldo del secolo”, dicevano i vecchi e la tv, e qualcosa di vero doveva pur esserci visto che a dirlo erano fonti così autorevoli. A me, se devo dire la verità, sembrava caldo esattamente come quello prima. E forse, azzardavo, anche come quello prima ancora, anche se questo significava sforzare la memoria ai limiti massimi delle possibilità di un ragazzino.

Nessuno mi ascoltava, ma non era importante. I vecchi raramente ascoltano, preferivano parlare, e a me non dispiaceva stare a sentirli. A piccole dosi, ovviamente. Così le mie giornate passavano sempre uguali ma felici, tra partite di pallone e pedalate in bicicletta, ma quando si faceva sera andavo vicino alle panchine, sotto gli alberi del parco, e mentre gli anziani parlottavano tra loro io mi sedevo per terra, e ascoltavo.

La pensione che non basta mai, i politici tutti uguali, i soliti pettegolezzi di quartiere, le vecchie storie, i vecchi ricordi, i vecchi amici… qualcuno morto o malato, e pensare che era così giovane… Di solito il menù era questo. Ovviamente, poi, tutti avevano qualcosa da dire sul tempo. E in quei primi giorni di luglio l’argomento principe non poteva che essere quello.

Come al solito tutti si lamentavano: “di caldo si muore”, diceva Abele l’ex fruttivendolo in pensione; “avete sentito di quella signora anziana che non usciva mai, che abitava al quinto piano? Si è sentita male, l’hanno salvata appena in tempo. Ed è stato il caldo a ridurla così”. “È colpa dell’inquinamento”, ribatteva Teresa la pia, sempre in prima fila ad ogni messa, la nuova superstrada ha portato questo fracasso, e il puzzo delle macchine, e ora qui non si sta più bene come una volta. “E alle piante non ci pensate?”, continuava Antonio, che per tutta la vita era stato contadino. “Senza pioggia gli agricoltori come faranno? E il fiume così basso non si era mai visto, parola mia che abito qui da settanta anni filati”. Roba così insomma. Chi si lamentava di più tra tutti quanti era però Nonna Ada.

Nonna Ada non era mia nonna. A dire il vero non era la nonna di nessuno, non aveva figli né nipoti, ma tutti la chiamavano così, perché era vecchia, grassa e placida, sempre gentile e sorridente. E adorava noi bambini, tanto che quasi ogni giorno ci regalava dei buonissimi dolci fatti in casa, molto meglio di quelli delle nonne vere.

Nonna Ada era grassa, pensavo. Anzi enorme… per un bambino magrolino come me.

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2 Comments

  1. Cassidy 26 July 2018
    Rispondi

    Oh fantastico! Ti conservo per il viaggio di ritorno in bus stasera, non vedo l’ora di leggerlo 😉 Cheers

    • michele 26 July 2018
      Rispondi

      Grazie Cassidy! A te piacerà il racconto della prossima settimana (spero :D)!

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