Orange is the new Black – e sono sei!

ORANGE IS THE NEW BLACK (stagione sei)

Creato da Jenji Kohan

Tratto da Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison, di Piper Kerman

Con Taylor Schilling, Laura Prepon, Late Mulgrew, Uzo Aduba, Danielle Brooks

In onda dal 27 Luglio 2018
Network: Netflix
Genere: women in prison
Durata: 60 minuti
Episodi: 13

Rinnovo già confermato per la settima stagione.

Orange is the New Black

Tornare a Litchfield è sempre un piacere, anche se non è più la Litchfield che ricordavamo. Dove eravamo rimasti? La rivolta della quinta stagione ha cambiato tutto, e le nostre detenute preferite (facciamo a pari merito con quelle di Sesso in Gabbia!) sono state costrette a separarsi, e ad abbandonare l’arancione. Per chi è rimasto nello stato, assegnato alla massima sicurezza, le cose si fanno serie: le nuove divise cachi, blu o rosa serviranno a identificare chi finirà nei blocchi B, C o D, e questa assegnazione casuale potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte…

Orange is the new black

Dopo una stagione all’insegna del cambiamento, Orange is the New Black non poteva certo tornare indietro. Qualsiasi serie televisiva, dopo tanti anni e tanto successo, forzatamente comincia a mostrare segni di stanchezza. La creatura di Jenji Kohan però continua a dimostrarsi più coraggiosa di quasi tutte le altre, e di non temere evoluzioni difficili o controverse… non a caso è stata la prima serie a ricevere candidature agli Emmy sia come drama che come commedia. Questo dualismo continua ancora, ma andando avanti sono le storyline più serie a prendere il sopravvento…

Sulla morte di Piscatella è stata aperta un’indagine, e i federali vogliono assolutamente che venga trovato un colpevole. Le detenute vengono interrogate e in maniera piuttosto plateale viene consigliato loro di tradire almeno qualche amica, per evitare processi e aumenti della pena. Questo porta a rimorsi, delusioni e desideri di vendetta, amplificati sempre più dalla rigida divisione in blocchi.

A farne le spese è soprattutto Taystee, che è la principale accusata dell’omicidio. Il suo caso viene preso come simbolo dal movimento Black Lives Matter e riesce a smuovere le coscienze. Joe Caputo si schiera decisamente dalla sua parte, e la cosa riesce a toccare anche alcuni cuori che sembravano di pietra…

Intanto i blocchi vivono una rivalità antica e fortissima, che rischia di esplodere in ogni momento. Due sorelle, Barb e Carol Denning, sono a capo delle rispettive fazioni, e aspettano di uccidersi da 30 anni. Ma forse ancor più attendono di potersi vendicare di una vecchia rivale, appena tornata dalla minima sicurezza…

Non mancano anche storie più leggere, almeno in apparenza: Lorna vive la sua gravidanza e anche Blanca vuole un figlio, le guardie sono impegnate in uno squallido Fantadetenute che assegna punteggi a tutte le loro intemperanze, la radio del carcere ha due nuove speaker, qualche amore comincia a spuntare sia dentro che fuori Litchfield e qualche altro sembra pronto a diventare ancora più serio.. Orange is the New Black ha da sempre fatto scuola per come è riuscito a raccontare tante storie che altrimenti mai sarebbero riuscite ad arrivare in tv, utilizzando come cavallo di Troia una (finta) protagonista bionda, apparentemente perfetta e (almeno per me) odiosissima come Piper Chapman (Taylor Schilling). La sesta stagione continua su questa strada in qualche modo anche recuperando modalità più antiche, visto che entrando in un nuovo carcere possiamo conoscere un gran numero di nuove detenute, ognuna con una loro storia personale alle spalle…

Orange is the new black Carol

Le due sorelle psicopatiche, Barb e Carol, hanno riscosso il maggior successo in rete, e ho già visto spuntare infiniti post e meme dedicati a loro. È facile innamorarsi di uno psicopatico, lo dicevano anche i Kasabian. Gli sceneggiatori hanno dipinto questi due ritratti di donne fuori di testa, capaci di tenere sotto scacco con intelligenza e capacità di programmazione decine di loro compagne, ma allo stesso tempo assolutamente incapaci di confrontarsi con la realtà. In apparenza la loro dinamica è evidente: una domina, l’altra viene vessata. Ma le cose sono più complesse di quanto sembrano… Se devo essere onesto proprio questi due nuovi personaggi (insieme a “Badison”, braccio destro di Carol) hanno rappresentato per me un campanello d’allarme su una serie che continua a piacermi e tanto, ma che rischia di avere sempre meno cose da dire. Ho trovato la loro storia divertente, ma un filo troppo sopra le righe per appassionarmi davvero. Per continuare a non ripetersi Orange is the New Black deve azzardare, ma questo ha portato a creare una faida che niente ha a che vedere con razza o politica, e che mi è sembrata irreale. La cosa vale ancor più per Badison, una figura al limite tra il pagliaccio desideroso di attenzione e il bullo che non si ferma di fronte a nulla. Amanda Fuller ha fatto un ottimo lavoro nell’interpretarla, ma ancora una volta ho avuto la sensazione che la scrittura abbia mancato (di pochissimo!) il bersaglio, e non sono riuscito a cogliere in lei la tragedia che aveva reso reali molti altri personaggi…

Come dicevo sopra però, anche questa sesta stagione mi è piaciuta molto. Anzi, mi è piaciuta più delle due che l’hanno preceduta. La storia è trainata da Taystee, che si rivela ancora una volta straordinaria nel veicolare emozioni e il personaggio ideale per parlare di temi di stretta attualità. Danielle Brooks è l’attrice che più di ogni altra è migliorata in questi sei anni, l’ha già dimostrato nella quinta stagione e in questa si prende il ruolo da protagonista con convinzione ed esperienza.

Si sente un po’ la mancanza di alcuni personaggi storici, come Big Boo che ormai era diventata di contorno, ma che ha sempre avuto tempi comici come nessun’altra. Ho storto un po’ il naso per l’evoluzione di Red lasciata un po’ in sospeso… ma è nella natura di OitNB accennare storie che poi verranno portate avanti solo successivamente. E un’altra caratteristica della serie è chiudere ogni anno con un cliffhanger forte, che potenzialmente potrebbe cambiare tutto. Anche in questa stagione la sorpresa (che non vi svelo) è di quelle positive, con un ultimo lunghissimo episodio (un’ora e venti) che si gioca molte cartucce sparandole non sempre alla perfezione ma riuscendo alla fine a portare a casa il risultato. Di nuovo dolce e amaro. A Litchfield cambierà ancora una volta tutto, per una settima stagione già confermata che potrebbe essere l’ultima. La speranza è che sia l’ultima davvero, perché ci sono le possibilità di un finale davvero col botto, mentre proseguire potrebbe voler dire allungare il brodo. Di Jenji Kohan mi fido. Non ci deluderà!

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1 Comment

  1. Cassidy 18 days ago
    Rispondi

    Mi fa piacere vedere che quando sul paginone di Netflix spunta “Orange”, si mette tutto in pausa e si guarda solo “Orange”, mi fa ancora più piacere leggerti perché ho visto la serie, ne ho già scritto, ho il post in rampa di lancio quindi aaahh! Lo scambio di pareri che bello 😉

    Che poi non ho poi molto da aggiungere, siamo sulla stessa lunghezza d’onda (ma dai?), ho apprezzato le nuove (folli) arrivate e l’idea di mescolare le carte dividendo le protagoniste nei vari blocchi della prigione, a dirla fuori dai denti mi sono divertito più con questa stagione, che con quella precedente che qualche momento di stanca lo aveva. L’ultima puntata e il rinnovo fino alla stagione sette, che dovrebbe essere l’ultima, mi fa molto ben sperare, “OITNB” è in dirittura di arrivo, e penso che sia anche giusto, alcuni personaggi hanno ancora delle cose da dire, so che poi mi mancheranno questa ragazzacce in arancione, ma è il momento di chiudere con un’ultima stagione. Cheers!

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