Madonna che silenzio c’è stasera

Ci siamo scordati di Francesco Nuti. E lasciatevelo dire, è un vero peccato. Si osanna Benigni, si parla di Verdone come di un maestro del cinema, si è arrivati persino a rivalutare Boldi e De Sica, ma nessuno parla più di Francesco Nuti. Anche se negli anni 80 i suoi film facevano incassi incredibili… e non solo in Toscana. 

Madonna che silenzio c’è stasera è il suo primo film da solo, senza i Giancattivi. Il regista è Maurizio Ponzi, ma Nuti oltre a recitarvi scrisse anche la sceneggiatura, mettendoci dentro tutta la sua comicità. La vena poetica, surreale e dissacrante si nota fin dal titolo; quasi una dichiarazione di intenti, in un genere che più spesso spara parole a raffica.

Francesco è un giovane di Prato, ha una madre che vive accanto a lui opprimendolo e non ha un lavoro. Da quando è stato lasciato dalla fidanzata non riesce a pensare ad altro, ma non trova mai il coraggio per chiamarla davvero, aspettando che sia lei a fare il passo definitivo. Il film è il racconto di una sua giornata, dei suoi incontri con un uomo che conosceva suo padre e con un bambino che lo segue, con una prostituta e un barista, fino alla sorpresa finale…

Il film è noto soprattutto per il concorso al quale Francesco si trova, impreparatissimo, a partecipare, e nel quale canta la sua mitica canzone Puppe a Pera, che vendette davvero un sacco di copie. I metallari tralaltro potranno riconoscere tra i musicisti esibitisi prima di lui nel gruppo rock “Marco e i Bandoni” Bud Ancillotti, qui dietro le pelli e in seguito cantante della Strana Officina, mentre il prete che non riesce quasi a cominciare è Ricky (allora ancora Riccardo) Tognazzi. Ma le scene memorabili sono davvero tantissime. I dialoghi con Novello Novelli ad esempio sono sensazionali, così come la dissacrante sfida con il telaio dell’industria tessile o gli incontri con “Il Magnifico” Massimo Sarchielli, poi divenuto anche interprete del Mostro di Firenze prima di morire nel 2010.

Nuti domina la scena da mattatore, sa esagerare senza salire troppo sopra le righe. È un pupazzo chapliniano, una marionetta meno fisica ma molto più drammatica di Benigni, e non è un caso che entrambi si siano cimentati in un (fallimentare) Pinocchio. Alle risate sa accompagnare una vena amara tutta toscana, verace, che già in qualche modo anticipa le ombre del suo futuro.

Madonna che silenzio che stasera è un piccolo film, semplice e anarchico. Non segue molte regole: è un po’ sbilenco, artigianale, spesso senza senso. Ha una trama talmente esile che quasi non esiste, e dei momenti che ti fanno alzare il sopracciglio… e poi ti spiazza con dei colpi notevoli. Parla di una provincia che oggi non esiste più, ma che ancora quelli della mia generazione si ricordano bene. Consegnarla all’oblio sarebbe un peccato. Conserviamola, è utile anche per capire davvero come siamo cambiati. 

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8 Comments

  1. loscalzo1979 1 September 2018
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    A questo punto, pretendo anche Berlinguer Ti voglio Bene su

  2. Riccardo Giannini 1 September 2018
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    Le similitudini tra il primo Nuti e Benigni, mi sembrano due fratelli! Ma sai che io di Nuti non ho visto un solo film? Mi è sempre stato presentato proprio come il Benigni triste e che faceva film brutti.. E’ vero, è completamente dimenticato…

    • michele 2 September 2018
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      Sicuramente è più amaro di Benigni, ma non faceva film brutti, anzi… quelli degli anni 80 sono davvero interessanti, e andando avanti è diventato anche un regista più maturo. Io, Chiara e lo Scuro vinse un sacco di premi, e per Caruso Pascoski ebbe anche una candidatura ai Nastri d’Argento come regista!

  3. Cassidy 1 September 2018
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    Ho visto alcuni film di Nuti ma questo mi manca, anche se conoscevo la canzone quella é famosissima, bellissimo questo tuo omaggio ad uno che é stato ingiustamente dimenticato. Cheers!

    • michele 2 September 2018
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      Grazie Cassidy… per un toscano Nuti è un must, e questo risente ancora di una certa impostazione regionale… molti dei successivi però sono davvero godibili per chiunque 🙂

  4. fperale 1 September 2018
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    Mi ricordo la scena dell’industria tessile con tutti gli operai amputati..e alla fine c’è quello allo sportello che sembra sano ma è senza gambe..tremendo umorismo nero ma anche attuale, visto che gli infortuni sul lavoro ci sono anche oggi e pure troppi! Comunque un bravo comico molto sfortunato purtroppo

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