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Ant-Man and the Wasp: l’innocua Marvel del #metoo

Vi ricordate di Ant-Man? È quel supereroe che ogni tanto gli spettatori dei film Marvel si dimenticano di avere. Tipo uno guarda Civil War e a un certo punto esclama “toh, è vero, c’è anche lui!”. Oppure quarda Infinity War e alla fine si chiede “ehi, ma non mancava qualcuno?”.

È anche un peccato perché guardare Ant-Man era piacevole. Ricco di azione, interpretato bene, con un sano spirito pop e qualche chicca di buon livello. Eppure non l’ho mai recensito. Sapete perché? Perché dopo essermelo goduto con una tanica di popcorn in braccio sono uscito dal cinema, e il giorno dopo già facevo fatica a ricordarmelo. Divertente, appassionante, innocuo.

Una delle regole dei sequel dice che il secondo film deve provare a dare qualcosa di più rispetto al primo. Più effetti speciali! Più esplosioni! Più dramma! La Marvel e il regista Peyton Reed hanno colto l’occasione al volo per Ant-Man and the Wasp: più divertente, più appassionante… più innocuo.

più grande!

Il 2018 è l’anno di Thanos, e pretendere la stessa attenzione per quello che dopotutto è un piccolo film (dal microscopico budget di 162 milioni di dollari. Bazzecole!) sarebbe stato esagerato. Però se state leggendo questa mia tardiva recensione probabilmente siete assidui spettatori dell’MCU, e vi piace tenervi informati su quanto succede, sulle nuove uscite e via dicendo. E allora vi chiedo: cosa avete letto del film? Che è carino, divertente, innocuo. Che gli effetti speciali sono di buon livello, ok. Che Paul Rudd pare divertirsi sempre molto. Ma soprattutto avrete letto fino allo sfinimento che questo è il primo film Marvel con una protagonista femminile nel titolo! #girlpower #metoo #noiallamarvelsiamoprogressistianchesepoilicenziamojamesgunnperchèinazistilhannopresodimira

Allora uno accende la tv (sì, questo non l’ho visto al cinema, complice un’uscita nelle sale fin troppo estiva) e pensa che si troverà di fronte a un film in qualche modo femminista. E invece è il classico film Marvel, senza niente di più e niente di meno. Non è che Wasp sta per white anglo saxon protestant? Perché Paul Rudd è sempre il protagonista, ha tutte le battute e la trama gira intorno a lui, e la bella e (non troppo) brava Evangeline Lilly sta lì a rimproverarlo quando fa lo scemo e a riportarlo alla realtà. Se ci fate caso è un ruolo che sta diventando comune nella Hollywood del femminismo di facciata: la donna che spacca i culi, che risolve le situazioni, che corregge le cazzate del veroprotagonista maschio che scemotto e incapace di prendere le cose sul serio si attira tutte le attenzioni e le simpatie dello spettatore che odia le maestrine fin dai tempi delle elementari. Anche se il film si fosse chiamato Wasp and the Ant-Man le cose non sarebbero cambiate più di tanto. Ci si concentra sulla forma (che conta, intendiamoci) ma non sulla sostanza. Dobbiamo farne ancora molta, di strada.

La progressistissima Marvel poi ha un altro problema che viene fuori in tutta la sua importanza in questo Ant-Man and the Wasp: non sa più presentare dei veri cattivi. Eppure mi hanno sempre insegnato che per far risaltare l’eroismo dei buoni, dei veri cattivi, bastardi e senza pietà sono indispensabili. Nella Hollywood del politically correct non si può più fare. E allora qui abbiamo Hannah John-Kamen/Ghost (che nei fumetti era un uomo! #Womenwashing!) che è cattiva solo perché sta male, ha una storia familiare tragica alle spalle e sta per morire. Abbiamo Sonny Burch/Walton Goggins che come cattivo vero avrebbe un carisma capace di portare un film sulle proprie spalle e invece fa la macchietta incaricata dei siparietti comici. Abbiamo un agente dell’FBI che rompe le palle ma fa solo il proprio lavoro, uno scienziato che ostacola i protagonisti ma alla fine è più buono di loro, e via dicendo. E ricordiamo che persino Thanos ha le proprie motivazioni, e anche condivisibili! I cattivi di una volta erano troppo più facili da odiare. Capitan America picchiava i nazisti!!! Oggi se inserisci un personaggio del Ku Klux Klan devi stare attento che non dica troppe offese nei confronti dei neri, altrimenti ti devi scusare. 

Mi devo scusare anche io, perché non ho detto praticamente nulla di ciò che succede nel film. Scott Lang è agli arresti domiciliari dopo quanto è successo in Civil War, e passa le sue giornate in una regolare routine di letto, tv, bagno, giochi e un minimo di lavoro insieme a Luis. Non sente Hank Pym e Hope da anni, visto che anche loro sono ricercati… Una notte però ha uno strano sogno, apparentemente un messaggio da Janet, la moglie di Pym, che forse ricorderete essere stata intrappolata nel regno quantico trenta anni prima, così decide di chiamare il vecchio mentore e di avvertirlo. Pym e Hope avevano aperto per qualche istante un nuovo tunnel verso l’infinitamente piccolo, così capiscono che i loro sforzi non sono stati vani, e che la mente di Scott sarebbe stata fondamentale per localizzare Janet. I vari piùomenocattivi di cui sopra, però, hanno altri piani, e che sia per curarsi, per sete di denaro o per voglia di rompere i coglioni proveranno a ostacolarli.

Come dicevamo, come il primo film anche questo scorre in maniera piacevole e divertente. Manca completamente l’effetto sorpresa, che in qualche modo viene compensato da un evidente miglioramento negli effetti speciali (in poco tempo la Marvel ha fatto passi da gigante) fondamentali a costruire le scene d’azione che sostanzialmente giocano tutte su Scott e Hope che si ingrandiscono e rimpiccioliscono continuamente per evitare i colpi dei nemici. Al fattore risate provvedono l’attitudine scazzona di un efficace Paul Rudd, la verve dei comprimari Michael Peña e Walton Goggins e una tuta non ancora perfezionata che tende a incepparsi nei momenti peggiori. E rispetto al primo film manca anche quella struttura classica ma che funziona sempre col vecchio eroe che insegna al nuovo improbabile eroe a diventare tale. 

Così Ant-Man and the Wasp punta sull’azione non-stop. A inseguimenti seguono botte, a botte seguono altri inseguimenti, metteteci qualche pausa comica e le due ore volano persino più velocemente dei calabroni. Peyton Reed dirige con mano talmente sicura che non si prende un rischio che sia uno. Funziona, perché di mestiere ne ha da vendere e la squadra Marvel è talmente rodata che gli sarebbe praticamente impossibile fare film brutti, a meno che non provino per una volta qualcosa di diverso (#BlackPantherèunapallaatroce).

Avete rischiato seriamente di leggere una mia recensione in cui raccontavo la trama del film, dicevo che era un piacere rivedere Douglas e la Pfeiffer ringiovaniti, sparavo due battute divertenti rubate a qualche comico e chiudevo con una strizzata d’occhio. Alternando paragrafi in corpo 2 e altri in corpo 48. Dovreste ringraziarmi che ho cambiato idea, ma sarebbe stata la perfetta metafora per questo film, che fila liscio come l’olio con in testa il suo target di riferimento.

I ragazzini, che si divertiranno sicuramente. E i fan Marvel che non possono perdersi nemmeno una scena dopo i titoli, perché ormai gli elementi più importanti per la continuity tendono a concentrarsi proprio lì. Di quella scena non dirò praticamente nulla, perché si è già letto di tutto. Se volete ipotesi e spoiler ne parliamo tra i commenti. Le parole dei protagonisti (Pfeiffer/Janet in particolare) però sembrano pesate apposta una a una per strizzare l’occhio ai fan e farli discutere. Cosa succederà? Vedremo. Intanto registriamo un film per il quale sembrano contare più il titolo e i titoli di coda di tutto il resto. Quanto accade nel mezzo domani ce lo saremo dimenticato tutti.

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9 Comments

  1. Riccardo Giannini 15 October 2018
    Rispondi

    Terribile però questa cosa della donna “bassista carismatica”(citando un noto blog) o maestrina a seconda del punto di vista, e il protagonista cazzaro 😀

    • michele 15 October 2018
      Rispondi

      È una cosa che noto sempre più.. è come se dicessero “le donne sono più forti degli uomini” con una strizzata d’occhio, come a far capire che è tutta una finta!

  2. Cassidy 15 October 2018
    Rispondi

    Sono totalmente d’accordo, questo secondo capitolo è la prova che quanto di buono abbiamo visto nel primo film, era opera di Edgard Wright. Wasp (white anglo saxon protestant! Come ho fatto a non pensarci!? Pensavo al gruppo metal evidentemente o ero distratto dalla Lilly) non aggiunge nulla, quando mai faranno un film sulla Vedova Nera sarà sempre troppo tardi. Oltre allo spreco di Walton Goggins, il film si dimentica molto presto, penso che ormai la Marvel consideri Ant-Man il titolo per riempire i palinsesti estivi da usare per fare soldi con le famiglie, ci può stare, ma poi se il pubblico non ne può più di tizi in calzamaglia, non stupiamoci. Cheers!

    • michele 15 October 2018
      Rispondi

      Il palinsesto supereroistico è sicuramente inflazionato, e la stanchezza si comincia ad avvertire.. ancora si galleggia ben sopra la sufficienza, ma i segnali vanno colti per tempo!

  3. fperale 15 October 2018
    Rispondi

    Io apprezzo che non ci siano più i cattivi da “distruggo tutto e/o conquisto tutto”, almeno ora mettono pure delle motivazioni, così come ho apprezzato la storia di Ghost, l’altro villain invece era solo pura macchietta. Comunque film divertente ma innocuo, non rimane poi molto

    • michele 15 October 2018
      Rispondi

      Le motivazioni vanno benissimo! Il problema è che si finisce per provare empatia per loro… I grandi cattivi che ricordiamo sono Sauron, Darth Vader, il Joker, Hannibal Lecter… affascinanti, con una morale distorta, motivazioni chiara ma sicuramente MALVAGI!

  4. mikimoz 15 October 2018
    Rispondi

    Infatti, Ant-Man sembra sempre qualcosa di riempiticcio, forse con un targe volutamente più basso… chissà.

    Moz-

    • michele 15 October 2018
      Rispondi

      Tra tutti i supereroi Marvel è sicuramente quello che più evidentemente parla a un target di ragazzi, insieme a Spider Man… che però è Spider Man!

  5. Pietro Sabatelli 29 days ago
    Rispondi

    Il primo mi piacque tanto e non vedo l’ora di vedere questo 😉

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