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Passengers e l’avvento della fintascienza

Vi ricordate quando sembrava che la fantascienza stesse tornando di moda? Era il lontano 2017 (ok, non così lontano!) e le sale cinematografiche si erano riempite negli ultimi mesi di titoli come Arrival, Blade Runner 2049, Ghost in the Shell, Life, Alien: Covenant e molti altri. Un ritorno al passato che a dire il vero non è stato premiato ai botteghini quanto ci si sarebbe aspettati, ma che quantomeno ha fornito agli appassionati del genere qualche nuovo argomento di discussione, e alle case di produzione lo spunto per ritirare fuori dal cassetto vecchi titoli mai entrati in produzione. Come Passengers, appunto!

Pare sia uscito anche in 3D! Non chiedetemi perché…

La prima sceneggiatura di questo film venne scritta da Jon Spaihts nel 2007, e subito inserita nella black list delle migliori non ancora trasformate in film. La Weinstein Company si interessò a comprarla, opzionando come protagonisti Keanu Reeves e Reese Witherspoon e come regista… Gabriele Muccino. Ok, questo poteva essere un primo campanello d’allarme. Seguito subito da un secondo e un terzo: Spaiths ha scritto anche la prima sceneggiatura di Prometheus e quella di L’Ora Nera! Anche quella di Dr. Strange a dire il vero. Si poteva continuare a sperare. Intanto era fallito il tentativo di Muccino e anche quello di Brian Kirk, regista attivo soprattutto in televisione al quale era stato proposto un budget da b-movie. Col ritorno sotto i riflettori della fantascienza finalmente la storia venne opzionata dalla Sony, che la propose a Morten Tyldun con un cast importante e diverse valigette piene di dollaroni a disposizione.

Campanello d’allarme numero 4: Tyldun (già candidato ingiustamente all’Oscar per un film salvato dal suo protagonista come The Imitation Game) ha dichiarato di aver sempre voluto dirigere una pellicola di fantascienza, ma di essere stato frenato dalla freddezza e dalla asetticità del genere (???), quindi si sarebbe concentrato più sui rapporti tra i personaggi che sugli aspetti futuristici.

“Una colazione triste e fredda! Cosa c’è di più fantascientifico?” (Morten Tyldun)

Mi sembra giusto, no? Hai sempre voluto fare un film di fantascienza ma non ti piace il genere e dichiari che lascerai da parte la fantascienza. Aspettiamo con ansia il momento in cui Tyldun dichiarerà di aver sempre voluto dirigere un porno ma senza organi genitali perché gli sembrano volgari.

Andiamo avanti, perché nonostante queste premesse io un poco in Passengers ci credevo! La fortuna di fare un film come questo (già che stupido, non vi ho ancora raccontato la trama! Rimedio tra poco) è che ci sono pochissimi personaggi, così si può investire più budget su ognuno di loro! Ecco quindi reclutati prezzemolino Chris Pratt e Jennifer “premio Oscar e premio gnocca” Lawrence. Ma non solo. Hai bisogno di un attore che reciti dieci minuti e poi sparisca? Chiami Lawrence Fishburne! Hai nella sceneggiatura un barman robot senza gambe che lucida bicchieri per tutta la durata del film? Chiami Michael Sheen! Per non parlare del capitano della nave intepretato da Andy Garcia che resta sullo schermo poco più di una frazione di secondo. Anche il comparto tecnico è di tutto rispetto, con Thomas Newman alla colonna sonora e Guy Hendrix Dyas e Gene Serdena alla scenografia candidati agli Oscar. E per cosa è stato riunito questo gruppo di talenti?

Per Passengers, una storiellina d’amore e ossessione nello spazio che finge di essere un film di fantascienza. Anzi, diciamo pure fintascienza.

Ci troviamo sulla nave spaziale Avalon, che dovrebbe trasportare cinquemila fortunati passeggeri verso il nuovo mondo Homestead II, una nuova Terra descritta come paradiso idilliaco. L’unico problemino è che il viaggio è lunghetto… 120 anni. Da passare ovviamente in sonno criogenico, in comode capsule che dovrebbero scongelare l’ospite solo quattro mesi prima dell’arrivo previsto. Una tecnologia talmente sicura che viene ritenuto impossibile qualsiasi guasto. Talmente tanto impossibile che non esistono procedure per risolvere eventuali problemi. Tipo la collisione con un grosso meteorite che apre una falla sullo scafo e comincia a scatenare errori a catena nel sistema di controllo della nave.

Dite che la tessera da socio ACI quassù non funziona?

E così Jim (Chris Pratt) si sveglia. Da solo. Quando ancora gli anni di viaggio da affrontare sono 90. Una prospettiva terribile da affrontare da solo. Jim le prova tutte: prova ad allertare la Terra, ad entrare nelle sale comandi, a studiare sistemi per riattivare il sonno criogenico, nei momenti di sconforto pensa anche al suicidio… ma niente sembra funzionare. E nella sua testa comincia a balenare un’idea che sa essere malvagia, ma che è l’unico modo per non impazzire definitivamente: svegliare un altro passeggero e condividere con lui la sua sorte.

Avrebbe potuto scegliere chiunque: un’anziana professoressa di matematica, un lottatore di sumo, un giardiniere coi baffi… e invece ha svegliato Jennifer Lawrence. Non riesco proprio a immaginare perché!

Niente, ci penso, ci penso ma non riesco proprio a capirlo!

I due bei giovanotti si conoscono e ovviamente si innamorano, anche perché non ci sarebbero grosse alternative. La loro sembra una crociera ideale, finché non accadono due cosettine: la prima è che la Lawrence scopre che non è stato un malfunzionamento a svegliarla, ma Pratt; la seconda è che i guasti sulla nave continuano ad aumentare, e servirebbe un miracolo per salvarla.

O quantomeno un deus ex-machina grosso come una casa. Oh, ce ne sono almeno un paio. Lo sceneggiatore di Prometheus non si fa mancare niente!

Il problema di Passengers, diciamolo chiaramente, è che finge di essere ciò che non è. A Tyldun va riconosciuto che effettivamente se ne è sbattuto di quasi tutto ciò che è fantascienza, e tra una citazione di Shining e una di Wall-E è andato per la sua strada, dimostrando anche una certa eleganza nella messa in scena. Tutto è molto bello, pulito, corretto. Un po’ stucchevole, ma non gliene se può dare del tutto la colpa… dopotutto era questo lo spirito del film: un storia romantica con qualche riflessione sulla solitudine e su cosa è giusto fare in situazioni disperate. Alla fine il compitino è stato fatto. È tutto il resto che fa acqua da tutte le parti, e il paragone Titanic – Avalon è così scontato che non potevo esimermi. Un comparto tecnologico fatto a casaccio, delle incongruenze gigantesche, delle falle logiche infinite. Di scienza se ne vede davvero pochissima. Di fanta, anche, perché non rientra nelle bevande autorizzate per i menù di classe B (ok, questa dovete aver visto il film per capirla – poi vi autorizzo a venire a picchiarmi).

Io mi faccio carina per te e tu ti presenti in tuta spaziale? Ma dove credi di essere, in un astronave?

Resta qualche bella scena, come quella in piscina, e due protagonisti belli, bellissimi, piccioncini talmente perfetti che vengono quasi a noia, e che invece che abbandonarsi ai propri istinti più primordiali si vestono in giacca e cravatta o abito da sera con tacco 12. A qualcuno può anche bastare.

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4 Comments

  1. Lucius Etruscus 5 December 2018
    Rispondi

    Ahahah m’hai fatto morire: “fintascienza” te lo rubo subbbito 😛
    Pensa che io non ho creduto neanche per un attimo al film, quindi immagina con quale stato d’animo sghignazzante l’ho visto! Però mi ha fatto piacere ritrovare il romanzo “L’astronave dei 20.000” e il film “Red Planet”, copiati senza vergogna alcuna 😉

  2. fperale 5 December 2018
    Rispondi

    Fintascienza non è male 😀 Questo non l’ho ancora visto..se magari lo fanno su Canale 5 o Rai 1, un’occhiata gliela butto 🙂

  3. Pietro Sabatelli 6 December 2018
    Rispondi

    Su questo film totalmente d’accordo, e comunque la Lawrence può fare quello che vuole, anche film così, basta che c’è 😉

  4. Iuri Vit 7 December 2018
    Rispondi

    Un soggetto interessante buttato nel cesso in nome del solito romanzetto rosa. Peccato davvero. Bella recensione comunque.

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