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BlacKkKlansman – Infiltrate Hate

Chi come me si è appassionato al cinema negli anni ’90 non può non considerare Spike Lee un punto di riferimento. Sono cresciuto con le vhs di Fa la Cosa Giusta, Malcolm X, Clockers, He Got Game… Spesso capolavori, quasi sempre ottimi film con un punto di vista preciso, coerente, militante. Film facili da amare, nonostante il mio paese fosse più bianco del bianco e fossi forse il solo ad evere un piccolo canestro a casa. Ogni volta che trovavo in vendita (magari in edicola, allegato a qualche quotidiano) un film di Spike l’acquisto era obbligato… e così ben presto sono cominciate anche le prime delusioni. Girl 6, Lei mi Odia, l’orripilante Miracolo a Sant’Anna… alternati a capolavori come Inside Man. Com’era possibile questa schizofrenia? Così ho cominciato a disamorarmi di un personaggio sempre più controverso, al centro delle polemiche, incapace di trattenersi anche quando la ragione era evidentemente da tutta un’altra parte. Era dal 2008 che non riguardavo un film di Spike Lee. Mi ero procurato Chi-Raq ma ce l’ho ancora lì, da qualche parte nel mio hard disk che aspetta di essere guardato. Ci sono volute le candidature agli Oscar, gli elogi della critica, una (apparente) misura ritrovata a convincermi a riprovarci. C’è voluto BlacKkKlansman!

Lo spunto viene dall’autobiografia del poliziotto Ron Stallworth (John David Washington), trasformato in una sceneggiatura inclusa per un certo periodo nella blacklist delle migliori non ancora trasformate in pellicola. Ron è stato uno dei primi poliziotti del sul del Colorado, assunto in un periodo in cui l’inclusione sociale era più che altro un tentativo di nascondere sotto il tappeto il razzismo imperante. Inizialmente impiegato nell’archivio, l’annoiatissimo Ron richiede di passare a un ruolo sotto copertura, e viene incaricato di infiltrarsi alla conferenza del temuto leader dei diritti civili Kwame Ture, dove conosce la bella e impegnatissima studentessa Patrice Dumas (Laura Harrier), che ovviamente in quanto dura e pura non può vedere di buon occhio i poliziotti… Che fare quindi se credi di poter fare la differenza, ma sei troppo bianco per i neri e troppo nero per i bianchi? Quasi casualmente Ron trova la risposta, tentare la cosa più assurda che si possa immaginare per uno con un’inconfondibile capigliatura afro come la sua: provare a infiltrarsi nella locale sezione del Ku Klux Klan!

Ovviamente farlo di persona sarebbe troppo difficile, così il suo approccio è telefonico: alza la cornetta, parla con i leader locali, vomita odio e pregiudizi… insomma, si accattiva le loro simpatie. Perché il rapporto passi a viso a viso ci vuole la collaborazione di un altro poliziotto, uno decisamente più bianco: Flip Zimmerman (Adam Driver) sembra tenersi prudentemente alla larga dai discorsi più militanti, e potremmo definirlo una specie di blando progressista silenzioso. Ha una faccia che per il Klan può funzionare… meno bene andrebbe il cognome decisamente troppo ebreo, ma ormai gli incappucciati lo conoscono come Stallworth… Si crea così un rapporto complesso ma funzionante: Ron parla al telefono e conquista anche i leader nazionali come David Duke (Topher Grace), Flip pensa a mantenere la facciata funzionante, e nonostante qualche sospetto la fiducia del Klan è conquistata, e pian piano iniziano a svelare loro i piani più nascosti…

Spike Lee è forse IL regista politico per definizione, quindi non sorprende che proprio nel momento in cui di politica c’è più bisogno (la distopia trumpiana!) abbia saputo ritrovare l’ispirazione giusta. Stupisce forse un po’ più come sia riuscito a ritrovare un’ironia che sembrava aver abbandonato da anni. BlacKkKlansman è divertente, in certi momenti fa proprio ridere, senza comunque dar mai l’impressione che non si tratti di un film da prendere sul serio. È una nuova leggerezza che funziona, è inclusiva, moderna, progressista… il trionfo di una terza via tra opposti estremisti (attenzione: da NON valutare allo stesso modo), il trionfo di Ron Stallworth.

Ad aiutare il regista un cast davvero in formissima: John David Washington è quasi bravo come babbo Denzel, Topher Grace è viscido ed ha la faccetta furba al punto giusto, risultando quasi orripilante quasi come il David Duke vero, Jasper Pääkkönen e Ryan Eggold sono bravi minions del male e soprattutto giganteggia un Adam Driver che dovreste vergognarvi di aver giudicato male come Kylo Ren, cattivoni!

4117_D017_09176_RTopher Grace stars as David Duke in Spike Lee’s BlacKkKlansman, a Focus Features release.Credit: David Lee / Focus Features

L’unico difetto del film sta in qualche scena efficace ma forse fin troppo didascalica per lo spettatore smaliziato. Il confronto tra le reazioni di Pantere Nere e membri del Klan alla visione del classicone Nascita di una Nazione, con i primi a urlare scandalizzati e i secondi a fare il tifo mangiando pop corn risulta quasi ridodante in un film chiaro, preciso e diretto come questo, ma si sa che Spike ha in mente le sale americane piene di pubblico nero, il suo cinema è in primis educativo e formativo e quindi probabilmente è giusto che sia così. Posso solo limitarmi a ringraziare il regista per un ritorno così, importante, bello come i suoi capolavori (o quasi), ed a salutarlo a pugno chiuso. Anche Trump in fondo serve a qualcosa.

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4 Comments

  1. Cassidy 16 February 2019
    Rispondi

    Un po’ didascalico a tratti vero, ma è bello vedere Spike Lee di nuovo incazzato come dovrebbe sempre essere, anzi, forse lo è davvero sempre a giudicare dal caratterino 😉 Sarà molto incazzato quando “Black Panther” vincerà anche il suo oscar, beffa delle beffe. Cheers!

    • michele 21 February 2019
      Rispondi

      No dai, l’Oscar a Black Panther nooooooooooooo!

  2. Pietro 17 February 2019
    Rispondi

    Spike Lee è sempre Spike Lee dopotutto 😉

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