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Facciamoci del male con Gotti – Il primo padrino

Di temi per fare un film su John Gotti e magari sulla sua famiglia se ne sarebbero potuti trovare moltissimi, ma se proprio ne avessi dovuto scegliere uno sarebbe stato il senso del ridicolo.

Quando ho sentito nominare per la prima volta John Gotti ero un adolescente, sedicenne o giù di lì, nel video dei Fun Lovin’ Criminals “The King of New York”. Il re di New York era diventato una specie di mito per gangster o aspiranti tali, per la sua spocchia, la presunzione di poter essere al di sopra della legge (il soprannome “Teflon Don” la diceva lunga sulla sua fama di intoccabile), la bella vita che conduceva sotto i riflettori, senza nascondersi come avevano fatto tanti capimafia prima di lui. Una vita che non poteva continuare molto a lungo, visto che la galera è arrivata inevitabile, seguita dalla morte per un cancro nel 2002. Una vita che però ha lasciato degli strascichi, e continua a lasciarli tuttora.

Tra il 2004 e il 2006 è stato mandato in onda dal network A&E un reality show intitolato Growing Up Gotti, con la figlia e tre nipoti del padrino da poco defunto. Incredibilmente (o non troppo incredibilmente) ha avuto anche un discreto successo, nonostante lo slang italoamericano dei protagonisti fosse praticamente incomprensibile. Nel 2014 è stato trasmesso una reunion del cast dieci anni dopo, e lo scorso anno un terzo speciale dedicato al rapporto tra John Gotti e John Gotti Jr, che sembra ormai uscito dal business di famiglia e si guadagna da vivere facendo apparizioni pubbliche e scrivendo libri come il suo “Shadow of my father”. Ricordatevi questo titolo che poi ne riparliamo.

Nel frattempo il nipote Carmine ha provato una fallimentare carriera come rapper, mentre l’altro nipote John Gotti III cerca fortuna come lottatore di MMA. La famiglia comunque sembra avere ancora qualche soldo da parte, visto che sembra siano tra i finanziatori (o quantomeno ispiratori) di questo inquietante biopic fortemente voluto da John Travolta, che vanta un sensazionale 0% su Rotten Tomatoes e che è tratto più o meno ufficialmente da Shadow of my Father.

Fino a qualche anno fa mi ritenevo una specie di profeta del brutto, sempre prontissimo a guardare adorante qualsiasi film trash stroncato dalla critica. Ho fortunatamente superato questa brutta fase, ma sono sempre stato anche appassionato di film di mafia e incuriosito da questo mondo… insomma, non ce l’ho fatta a resistere a Gotti.

La trama? Diciamo vari episodi della vita del padrino, raccontati un po’ a casaccio. Non serve dire molto di più. Il film ha vissuto una gestazione travagliata durata molti anni, tra rivoluzioni di sceneggiatura, cambi di nome, di regista, montaggi diversi… il risultato finale è un casino immondo, dal quale emerge gigioneggiante la figura di Travolta, l’unico che pare aver preso questa roba sul serio. Vi ricordate l’ultima volta che Travolta ha deciso di intraprendere un progetto al quale credeva tantissimo?

Non si può dire che Gotti sia una biografia, un film denuncia, neppure un’agiografia, visto che i toni cambiano quasi da scena a scena, e alla fine la sensazione è che Gotti fosse un bastardo che per qualche motivo strano tutti amavano, in maniera persino schizofrenica. In alcuni momenti il regista Kevin Connolly prova quantomeno a scopiazzare capolavori come Quei Bravi Ragazzi o sua maestà Il Padrino, in altri pare tirare i remi in barca dicendo a Travolta di fare un po’ cosa gli pare. E lui ha fatto davvero quel che voleva! Si è sottoposto a lunghissime sedute di trucco, ha studiato le espressioni, i movimenti, il linguaggio, si è immedesimato completamente nella parte con impegno encomiabile. Il problema è che il contesto è ridicolo. Proprio quel ridicolo che avrei scelto come tema del film che alla fine è saltato fuori davvero – ma involontariamente.

Il resto del cast è composto in pari misura da gente che non si capisce cosa ci faccia in un film (Spencer LoFranco, William DeMeo) e attori che non capiscono come sono finiti in questo film (Kelly Preston, Pruitt Taylor Vince). Alla fine delle quasi due ore sono arrivato a fatica, con un mix di confusione e mal di testa. Il risultato finale è stupore. Stupore che un film così sconclusionato, ambiguo e imbarazzante sia uscito nelle sale e persino presentato a Cannes. L’unica cosa che si può dire a sua discolpa è che è talmente incasinato che non è noioso. Ma questo non vuol dire che sia divertente, intendiamoci!

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8 Comments

  1. fperale 5 March 2019
    Rispondi

    Ma perché poi il primo padrino? Casomai l’ultimo, ma il primo? I soliti sottotitoli italiani!

    • michele 6 March 2019
      Rispondi

      Ah non so proprio… per importanza? No. Per successo mediatico forse…

  2. Cassidy 5 March 2019
    Rispondi

    Per fortuna che ci sei tu guarda, questo rientra proprio in quella tipologia di film che ho visto, e che mi hanno fatto così schifo da non meritare nemmeno il tempo necessario a demolirli. Hai detto bene, non ha un senso, non esalta e non stronca la figura di Gotti, non è agiografico, ma vorrebbe essere un “Quei bravi ragazzi” senza soldi e talento, in pratica questo film su Gotti al massimo può essere il suo nipotino rapper per usare il tuo ottimo esempio. Ma poi il trucco per far invecchiare Travolta? No tremendo roba da sceneggiato italiano da pomeriggio Rai. Cheers!

    • michele 6 March 2019
      Rispondi

      Mi sono sforzato molto, prima per arrivare alla fine e poi per trovare la forza di scriverne… magari riesco a salvare qualcuno 😀

  3. babol81 5 March 2019
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    Brutto, brutto, brutto in modo assurdo. Inguardabile a più livelli.

    • michele 6 March 2019
      Rispondi

      Vedo che ci siamo fatti fregare in molti 😀

  4. Pietro Sabatelli 5 March 2019
    Rispondi

    Ho saputo del Razzie, e dopo questa recensione credo che gli metterò una croce sopra..

    • michele 6 March 2019
      Rispondi

      Più che giusto… non sapevo del Razzie, ma mi pare meritatissimo!

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