Il vinile della settimana: Motörhead – No Sleep ‘til Hammersmith

Ho sempre amato i dischi dal vivo, perché meglio di ogni altra cosa riescono a catturare (quando sono fatti bene, ovviamente) lo spirito di una rock band nei suoi giorni migliori. E per i Motörhead non c’è probabilmente stato un momento migliore di quel magico 1981, quando ancora l’onda lunga del punk ribolliva nel Regno Unito e la nuova ondata dell’heavy metal britannico aveva iniziato la propria conquista del mondo. Non sono state molte le band capaci di mettere d’accordo punk e metallari, soprattutto in quegli anni; anzi, probabilmente ce n’era solo una: i Motörhead.

Erano solo in tre: Lemmy, “Fast” Eddie Clarke e Phil “Philty Animal” Taylor, ma sapevano fare casino per mille. Il loro intento, come ha riferito il chitarrista in una intervista, era “suonare a un volume così forte da non essere più in grado di sentirsi pensare”. I concerti dei Motörhead erano così, e hanno continuato ad avere questo effetto per molti, moltissimi anni successivamente. Impossibile riportare su disco la stessa energia? Sfida accettata.

In quel 1981, la band veniva dal più grande successo della loro già ricca storia: il seminale Ace of Spades si era arrampicato al quarto posto nella classifica inglese, niente male per un gruppo che la rivista New Musical Express aveva poco prima definito “la peggiore band del mondo”. Nel sondaggio di fine anno tra i lettori di Sounds, i Motörhead vinsero praticamente qualsiasi premio, fatta eccezione per il “sex symbol maschile dell’anno”. Lemmy non è mai stato bellissimo, ammetterete voi… e infatti era arrivato secondo. Dopo David Coverdale.

Quasi uguali.

Sembra incredibile, ma No Sleep ‘til Hammersmith riuscì ad arrivare persino più in alto. Al primo posto. Centinaia di migliaia di ragazzi inglesi e non solo affollarono i negozi di dischi per prendere questo vinile e farsi tramortire dalle undici canzoni in esso contenute. Undici pezzi straordinari, registrati (nonostante il titolo faccia pensare all’Hammersmith Odeon di Londra) alle date di Leeds e soprattutto Newcastle. I Motörhead erano andati in tour senza sosta negli anni precedenti, il loro affiatamento era perfetto e la loro capacità di tenere il palco era ciò che li ha resi famosi e li ha fatti entrare nei cuori di tutti gli appassionati.

Ace of Spades, Stay Clean, Metropolis, The Hammer, Iron Horse/Born to Lose (l’unico pezzo tratto da un non meglio definito concerto nel 1980) e No Class nel Lato A, Overkill, (We are) The Road Crew, Capricorn (il “pezzo lento, per farvi addolcire un po’”), Bomber e ovviamente Motörhead nel lato B. Inutile parlare di pezzi migliori o peggiori, di tecnica strumentale o di grande voce… non c’entra niente, buttate via tutto. No Sleep ‘til Hammersmith è energia, è passione, sudore, rabbia, adrenalina, violenza, è rock all’ennesima potenza. Avremmo dovuto esserci, in quel magico 1981, per amarlo ancora più di così. È uno dei migliori live album di tutti i tempi, e fanculo tutto il resto.

Motörhead, remember me now, Motörhead alright

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2 Comments

  1. Cassidy 29 March 2019
    Rispondi

    dichiarazione d’amore al disco, mi spiace solo di non averlo sotto mano in questo momento per poterlo riascoltare subito. Cheers!

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