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Il Grande Silenzio

Che ne dite, ritiriamo fuori la nostra vecchia rubrica sul western?

Cumbrugliume Western Saloon

È una strana coincidenza quella che lega il nome Sergio alle fortune dello Spaghetti Western. Il primo nome che viene in mente a tutti è ovviamente quello di Leone, ma possiamo citare almeno altri due eccellenti registi, che alla grandezza nel genere hanno abbinato anche un notevole eclettismo: Sollima e Corbucci.Corbucci in particolare era tra i tre quello con il maggior successo commerciale. Era già stato apprezzatissimo direttore d’orchesta per sette film di Totò quando girò il suo primo western: Massacro al Grand Canyon. Il vero capolavoro però arrivò l’anno successivo, nel 1966, quando Django rese Franco Nero una delle più grandi stelle del cinema italiano e rivoluzionò il modo di parlare di pistoleri, portando sul grande schermo una violenza e una crudeltà fino ad allora mai visti. Dopo il discreto ma un po’ derivativo I Crudeli, due anni dopo Corbucci portò agli estremi la sua visione artistica con Il Grande Silenzio.

Forse non è un caso che Il Grande Silenzio sia stato girato nello stesso anno di C’era una volta il West. Se il capolavoro di Leone sembra costruito per costituire l’esaltazione del genere e rappresentarne una sorta di versione mitica, con lo sfuttamento di tutti i suoi topoi narrativi, Il Grande Silenzio è forse il primo antiwestern. Si dice che l’ispirazione per il soggetto sia venuta a Corbucci pensando agli omicidi di Malcolm X e Che Guevara, che avevano sconvolto la società di quegli anni, e così con il film volle portare avanti una sua riflessione sul concetto di giustizia.

Il Grande Silenzio ci porta nelle montagne dello Utah, dove un gruppo di banditi, perlopiù poveracci spinti a rubare da fame e carestie, si nasconde in attesa di una annunciata amnistia che dovrebbe farli rientrare nella società. Sono però preda di molti spietati cacciatori di taglie, che vedono in loro obiettivi facili… Il più pericoloso di essi è il crudele Tigrero, un Klaus Kinski vero psicopatico con cappello da prete e pelliccia da donna, capace di offrire con il suo sguardo magnetico e la sua personalità strabordante una prova magnifica in un ruolo che molti altri avrebbero reso ridicolo. Un po’ una costante nella sua carriera…

A contrastare i bounty killer viene chiamato da una vedova Silenzio (Jean-Louis Trintignant), un pistolero al quale sono state tagliate le corde vocali da giovane, e che da allora non può più emettere un suono. Trintignant non parlava italiano, e si dice che questo abbia giocato un ruolo nella scelta di rendere muto il suo personaggio, ma è difficile non pensare che Corbucci non abbia voluto giocare con il topos (usatissimo da Leone ma non solo) del pistolero silenzioso, che parla solo con le sue armi… La vedova (la bella Vonetta McGee) non ha i soldi richiesti da Silenzio per accettare l’incarico, così offre il suo corpo, e i due diventano amanti. Comincia così una guerra non dichiarata e ai margini della legalità, con lo sceriffo del paese (il caratterista Frank Wolff) che prova a trovare soluzioni pacifiche che ogni volta vengono ignorate o mandate in malora.

È interessante notare come i due personaggi principali usino entrambi le piccole storture della legge per portare avanti i loro interessi. Tigrero fa del suo lavoro un modo per sfogare la sua indole psicotica, leggendo in maniera inequivoca la classica formula delle taglie “dead or alive” ed uccidendo a piacimento. Anche Silenzio aggira la legge, provocando senza parole i suoi nemici e sfruttando la sua incredibile rapidità per estrarre la pistola (la tedesca Mauser 7,63mm, particolarissima) solo dopo di loro e di fronte a testimoni, così da essere sempre giustificato per legittima difesa. Entrambi, quindi, uccidono per vivere. Mentre i veri innocenti sono i banditi, che in altri western daremmo per scontati come colpevoli.

A Corbucci le cose banali interessavano davvero poco, soprattutto in western come questo che considerava progetti più personali nei quali dire qualcosa di più. Fa strano pensare ad esempio come l’anno dopo abbia diretto Zum Zum Zum – La canzone che mi passa per la testa. Il Grande Silenzio dimostra fin dalle prime scene una magniloquenza visiva persino esagerata, con ampi movimenti di camera e campi lunghissimi a mostrare splendidi paesaggi innevati (Corbucci volle girare il film sulle Dolomiti perché amava correre a sciare ogni volta che poteva prendersi una pausa) e minuscoli uomini a cavallo in lontananza. Ed esagera anche dopo, quando comincia l’azione. Sangue, violenza, crudeltà. Niente di eccessivamente morboso per i nostri standard attuali, ma nel 1968 Il Grande Silenzio si beccò un ovvio divieto ai minori di 18 anni che gli impedì di fare il botto commercialmente, e che ha impedito anche successivamente che il film venisse trasmesso in tv senza tagli. Il risultato è che la pellicola è paradossalmente più amata all’estero (negli USA è stata appena restaurata e persino fatta uscire in alcune sale selezionate) che da noi. Io però vi consiglio davvero di approfittare della presenza su Amazon Prime Video e di recuperare questo capolavoro, una mazzata nei denti che va avanti fino alla fine, fino al finale meno consolatorio che possiate immaginare.

Avercene oggi, di Corbucci.

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6 Comments

  1. Cassidy 16 April 2019
    Rispondi

    Ancora oggi è uno dei miei western preferiti, non faccio nemmeno la distinzione con gli spaghetti western, è proprio uno dei miei preferiti e basta, grandissimo ritorno della rubrica western, non potevi scegliere titolo migliore! 😉 Cheers

    • michele 16 April 2019
      Rispondi

      È un titolo forse meno noto dei classicissimi del genere, ma l’ho sempre amato. Quando ho visto che è disponibile su Prime Video non ho potuto fare a meno di riguardarlo 🙂

  2. Il Moro 16 April 2019
    Rispondi

    Un film spettacolare ispirato a una storia vera, uno dei migliori spaghetti western dopo quelli di Leone, forse il migliore.

    • michele 16 April 2019
      Rispondi

      Sai che non so se era davvero una storia vera? Ho la sensazione che Corbucci si sia inventato tutto 😀

  3. Riccardo Giannini 16 April 2019
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    Geniale, un capolavoro: per me uno dei cinque migliori spaghetti western.
    E’ una pietra miliare perché è un film senza buoni, anzi, come hai detto tu, i buoni sono i “ladruncoli”. E il cattivo più cattivo è colui che tutto “decide”: Pollycut.
    Un messaggio che forse fa pensare anche oggi: quanti giustizieri vorremmo, per freddar magari chi davvero ruba per fame?
    Silenzio è colui che vorrebbe uccidere il bountykiller: praticamente nei canonici spaghetti western sarebbe il cattivo, visto che in genere il bounty killer è il personaggio positivo.
    Lo stesso sceriffo che applica la legge…non è un personaggio positivo, perché vuole “punire” il cacciatore di taglie.
    E’ un film che davvero rompe i canoni dello spaghetti western.

    • michele 16 April 2019
      Rispondi

      Non a caso Corbucci era innamorato di eroi popolari e rivoluzionari, gente che con la legge spesso aveva ben poco a che fare 🙂

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