Anche i mostri si innamorano!

Dunque, ci siamo! È arrivato il giorno dell’uscita ufficiale di Anche i mostri si innamorano, la mia raccolta di racconti edita da Dark Abyss Edizioni. Da oggi potreste acquistare il libro “wherever books are sold”, come dicono gli americani; io vi consiglio di prenotarlo nella vostra libreria di fiducia (magari una piccola libreria indipendente!) oppure di scrivere a ufficiostampadarkabyss@gmail.com per ottenere con l’acquisto anche un gadget esclusivo in omaggio. Ma se volete contribuire anche voi all’arricchimento di Jeff Bezos c’è pur sempre anche l’opzione Amazon -> https://amzn.to/35ZPpkf

La raccolta contiene undici racconti provenienti da ogni parte del mondo: dalla mitologia alla cultura pop, dalla letteratura ai personali parti della mia mente malata. Ci sono storie spaventose e altre divertenti, surreali e fantastiche, ironiche e blasfeme… Alcuni racconti hanno qualche anno sulle spalle, altri sono nuovissimi, ma tutti sono straordinariamente mostruosi. Parlare di mostri per San Valentino, perché no?

…e non dimenticatevi di recensirmi, a lettura ultimata!

Vincenzo!

Cosa sto guardando in questi giorni? Potrei dedicarmi a film con budget di centinaia di milioni, a serie pluripremiate, a pellicole horror importantissime, a recuperi di classici dimenticati…

E invece sto guardando una serie coreana.

Una serie coreana che parla di un mafioso coreano di nascita ma adottato da bambino da una famiglia italiana, che deve tornare in Corea e…

No, è troppo assurdo per raccontarvi la trama.

Ma posso farvi vedere un video.

Forse avete capito. Neanche troppo male, dai. L’effetto straniante è troppo divertente, e la serie non è così male come si potrebbe pensare, se si riesce ad affrontarla con l’idea che Vincenzo è qualcosa di completamente diverso da quanto potremmo trovarci di fronte con una serie occidentale.

Vincenzo mescola senza soluzione di continuità elementi slapstick, surreali, quasi da commediaccia, a momenti estremamente seri che mi hanno fatto rimanere sbigottito più di una volta. È recitato bene, girato bene, ha qualche personaggio memorabile e una trama che è riuscita a intrigarmi.

Certo, ha anche un sacco di difetti.

Il primo è che è veramente troppo lungo. Venti episodi da un’ora e venti l’uno sarebbero tanti (nel contesto della serialità moderna) anche se fossero tutti tirati e necessari… Invece Vincenzo allunga anche il brodo più volte, e la resa dei conti tanto attesa… si fa ancora attendere. Specialmente dopo la decima puntata si ha quasi la sensazione che i produttori abbiano pensato “la serie funziona, aggiungiamone altre quattro o cinque”. Insomma, anche meno.

Il secondo è che la sottotrama romantica è gestita come se i protagonisti fossero bimbi dell’asilo. Capisco che la sensibilità coreana è molto diversa dalla nostra, ma qui, cazzo, si esagera. Ogni sessualità è bandita, ogni romanticismo è affrontato come se un bacio o una carezza dovessero significare per forza amore eterno. Insomma, anche meno.

Il terzo è che a lungo andare sentire questi personaggi che scherzano sulla mafia, che osannano mafiosi e via dicendo mi fa un po’ venire voglia di picchiarli.

Ma d’altronde si sa, South Korea is worst Korea.

Però nella Corea del Nord una serie così non sarebbe mai potuta nascere.

Boh, vabbé, sono combattuto. Se volete rompervi anche voi la testa su questo guilty pleasure che più guilty non si potrebbe, lo trovate su Netflix!

Un libro, un film, una serie tv

Per superare il blocco del blogger ho pensato che periodicamente potrei almeno scrivere qualcosa su quanto ho visto/letto e che mi è piaciuto nell’ultimo periodo. Solo due righe, niente di troppo approfondito ma almeno è un inizio!

Partiamo con Cobra Kai, la cui quarta stagione è sbarcata da una decina di giorni su Netflix. Avevo letto qualche critica negativa, che parlava di un netto declino della serie e di idee che cominciavano a scarseggiare. Onestamente, io mi sono divertito un sacco, divorandola in tre giorni scarsi. Cobra Kai non è mai stata un capolavoro, ma ha trovato la sua fortuna nell’essere una serie piccola, scritta in maniera intelligente, capace di trovare un giusto compromesso tra l’effetto nostalgia e la necessità di rinnovarsi per piacere a nuovi pubblici che Karate Kid a malapena l’hanno sentito nominare. Soprattutto, è stata intelligente abbastanza da capire che il film di John Avildsen era figlio del proprio tempo, e che senza un ribaltamento di prospettiva una riproposizione sarebbe stata ridicola. Quindi via a un Johnny Lawrence protagonista indiscusso e spazio libero a una certa follia surreale che anche in questa quarta stagione trova ampio spazio (vedi l’allenamento sul tetto…).

Dove Cobra Kai ha sempre un po’ peccato è stato nel cast in particolar modo di contorno, raramente all’altezza delle aspettative sia nelle scene marziali (che se negli anni 80 potevano essere raffazzonate, ora richiedono un minimo di attenzione in più per non incorrere nelle ire dei puristi del web) che in quelle di recitazione. Alcuni volti visti nella serie sono sembrati abbastanza improbabili, vuoi perchè lontani da tempo dalla recitazione vuoi perché raccattati chissà dove. In questo campo il miglioramento della serie è stato notevole, e ormai gli attori hanno trovato una loro confidenza con i ruoli e sono cresciuti. Se cercate puro karate guardate altrove, ma se saprete adottare una certa sospensione dell’incredulità vi divertirete.

Certo, il recupero dei personaggi classici della saga è ormai arrivato al raschiamento del fondo del barile, ma il nuovo villain funziona meglio del previsto, e la serie si conclude bene, facendo presagire una quinta stagione che immagino conclusiva.

Insomma: bene!

Se volessimo dare un titolo all’articolo potremmo chiamarlo (almeno finora) “cose che gli altri hanno criticato ma che a me sono piaciute”. Don’t Look Up è stato definito didascalico, semplicione, eccessivo, troppo marcato, surreale.

Sarò io che sono particolarmente sensibile a certi argomenti, ma a me è sembrato fin troppo realistico. Quasi moderato. L’hanno paragonato a un Idiocracy parte seconda, ma se anche quello era un film che ho adorato e che passati quindici anni comincia a non sembrare così assurdo, qui siamo su livelli di verosimiglianza molto più alti. Punte di assurdità rimangono nel figlio (Jonah Hill) della presidente trumpiana impersonata da Meryl Streep (strepitosa) e forse nella rappresentazione dei media… anche se probabilmente se vivessi negli USA ne avrei un’impressione diversa anche in questo caso.

Il metaforone di Don’t Look Up è evidente, ok, ma il fatto stesso che sia applicabile a una moltitudine di temi diversi ci fa capire che l’operazione non è così sbagliata. GLi americani hanno bisogno di cose didascaliche… questo è un film soprattutto per loro, ma un ripassino non fa male neanche a noi europei che li stiamo raggiungendo (e in qualche caso superando) di gran carriera. Non il film dell’anno, ma divertente e terribile allo stesso tempo.

Come lettura consigliata del periodo scelgo La Nostra Ultima Estate, di Alessandro Girola. Sono abituato a leggere le storie horror di azione di Alessandro, ma qui ci presenta un racconto più particolare, kinghiano, in qualche modo nostalgico (torna l’effetto Cobra Kai) ma mai troppo marcato. I richiami al passato sono intelligenti e ben dosati, e soprattutto i personaggi della storia funzionano.

Qui devo interrompere il tema del “criticato ma a me è piaciuto” perché sembra che La nostra ultima estate sia stato apprezzato un po’ da tutti. Ed è giusto così. Compratelo, leggetelo e poi mi direte 🙂

Lo trovate qui!

Kebabbari vs Alieni!

Alvaro è uno studente universitario. O almeno, tecnicamente potrebbe definirsi tale, ma la verità è che il suo libretto universitario giace pressochè intonso dentro un cassetto, chissà poi quale. Nella grande città ci sono troppe distrazioni per pensare allo studio. Troppe feste, troppe birre, troppo fumo… Ma come fare a mantenersi e a pagare l’affitto se i genitori minacciano di tagliare i fondi? Ci vorrebbe un miracolo…

Ma i miracoli, a volte, avvengono. E stavolta si materializzano sotto forma di un cartello scritto con mano tremolante e appeso alla porta di ingresso del suo posto preferito.

CERCASI APPRENDISTA KEBABBARO

L’aiutante storico di Ahmed è sparito chissà dove lasciando il suo datore di lavoro in difficoltà, e Alvaro capita proprio al momento giusto: viene assunto! Soldi, panini gratis, qualche birra, i consigli di un vero maestro di vita, tempo da dedicare agli amici… Cosa chiedere di più? Come se non bastasse nella sua vita entra anche Mary, una ragazza forse un po’ strana, ma talmente bella che sembra essere uscita da un sogno.

Sembra tutto perfetto, no? Peccato per quella gigantesca e minacciosa astronave che si materializza sopra la città e che comincia a portare su gran parte della popolazione sparando dei raggi traenti…

Kebabbari vs. Alieni è un’avventura folle e rocambolesca, che vi appassionerà e che vi metterà appetito. È un viaggio alla scoperta della vita, dell’universo e di tutto quanto… ed è il mio nuovo romanzo 🙂

Lo potete comprare qui, in formato ebook, copertina flessibile o copertina rigida! https://amzn.to/30eNcyY

Nei prossimi giorni qualche aggiornamento in arrivo!

Luca

Visto che la narrazione popolare vuole che questo 2021 sia l’anno delle rivincite popolari in campo internazionale per l’Italia, aggiungiamo alla lista delle rivincite più comuni (Maneskin all’Eurofestival, nazionale di calcio agli europei, medaglie d’oro alle olimpiadi… tutte cose ovviamente arrivate per merito di Mario Draghi) anche un paio di cose legate al cinema… o meglio, allo streaming: un po’ in tutto il mondo si parla benissimo di A Classic Horror Story di Roberto de Feo (su Netflix, prima o poi ci arriverò anche io), e poi c’è Luca, il primo film Disney Pixar diretto da un italiano. Esultiamo.

YEEEEEEEEAAAAAHHH!

Luca è la storia di mostri marini che infestano una local Luca, un giovane… ehm… mostro marino che vive sotto il mare a due passi da un paesino sulla costa ligure, Portofinorosso. Luca passa le sue giornate portando le triglie al pascolo, ma vorrebbe una vita più divertente. I suoi genitori sono all’antica e proprio non vogliono che neppure pensi di avvicinarsi a quei cattivoni degli uomini, ma quando Luca incontra Alberto, un ragazzino che vive da solo in una torre diroccata poco distante, è amore amicizia a prima vista.

Luca scopre che se si asciuga un mostro marino questo diventa immediatamente indistinguibile da un umano, mentre se lo si ribagna… torna mostruoso. Inizi ora lo spottone pubblicitario per la Vespa.

YEAAAAHHHHHH!

I due ragazzini vivono con il sogno di poter guidare una vera Vespa, cercano di costruirne una di legno e rottami ma a parte rischiare di rompersi l’osso del collo più volte non ottengono grandi risultati. Cosa fare? Basta partecipare alla Portorosso Cup, la gara di triathlon per preadolescenti più sfiancante che ci sia, appuntamento irrinunciabile dell’estate in paese storicamente vinto dall’antipaticissimo Ercole Visconti, un bulletto diciottenne che se la prende coi più piccoli, ma solo quando ha qualcuno dei suoi sgherri a dargli manforte.

Entri ora in scena il triangolo.

Tra Luca e Alberto ecco insinuarsi insidiosa e insistente (non è vero, ma amo le allitterazioni che allettano gli allocchi) Giulia, figlia di pescatore monco e reietta della società che vuole battere Visconti ma poverina, da sola non ce la potrà mai fare.

Come cantava Cristina d’Avena “ed ecco che la gelosia, di già in questa storia entrerà”.

Ad Alberto non si può dire che Giulia stia davvero antipatica… ma insomma, stava meglio quando poteva rimanere con Luca 24 ore su 24 senza nessuno che potesse rivaleggiare per il suo tempo. Piano piano ci saranno litigi, poi ci sono anche i genitori di Luca che lo cercano e bla bla. Insomma, non può andare tutto liscio, anche se essendo un film Disney si sa che alla fine più o meno le cose si risolveranno.

Luca è forse il meno Pixariano tra tutti i film Pixar, e non so se la cosa è un bene o un male. Lo so che tutti quanto avrete visto quel meme che dice…

TOY STORY: What if toys had feelings?
CARS: What if cars had feelings?
RATATOUILLE: What if rats had feelings?
INSIDE OUT: What if feelings had feelings?
LUCA: What if italians had feelings?

Ma in realtà:

1- semmai What if SEA MONSTERS had feelings.
2- questa è più una storia Miyazakiana di avventura e buoni sentimenti che un classico film Pixar. È vero che c’è anche qui tutto il discorso sui mostri e sul loro rapporto con gli esseri umani ma insomma, rimane più sullo sfondo rispetto a altre tematiche passate (il rapporto con la morte, con l’ambiente, con se stessi) trattate in maniera diversa.

Luca è un po’ un Pixar light, e… non fraintendetemi, è un film molto carino, divertente, piacevole, a tratti delizioso.

Ma mi ha lasciato la sensazione che se ne sia parlato più (per ovvi motivi) in Italia che nel resto del mondo.

Si siamo in Italia, da cosa l’avevi capito?

Fa molto piacere che in Luca anche gli ovvi stereotipi (perché agli americani gli stereotipi piacciono troppo perché vi possano rinunciare) siano trattati in maniera tutto sommato rispettosa. Le scritte in italiano sono corrette, non ci sono ricette storpiate che possano far infuriare troppo i puristi dello spaghetto, le esclamazioni stesse dei personaggi sono tutto sommato giuste. Persino nella versione in lingua originale. Anzi, almeno nella versione in lingua originale, visto che ho letto che in quella italiana ci sono Fabio Fazio e Orietta Berti e NO GRAZIE, me lo guardo in inglese coi sottotitoli. Almeno questa possibilità di scelta Disney plus ce la offre.

Sì perché il film è disponibile SENZA SOVRAPPREZZI su Disney plus. Non c’è bisogno di pagare trenta euro per vederlo, insomma, e ciò è bene perché altrimenti non so se ve lo avrei consigliato, con tutto il bene che posso volere alla Pixar e a Enrico Casarosa, che sono molto contento sia arrivato fin qui. Ma stando così le cose ve lo consiglio, perché è davvero carino. Piacerà ai bimbi, piacerà a voi, ve lo prometto.

Ma Onward era più bello, ecco!