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Non voglio dire nulla, ma lo voglio dire bene

Foto rubata a La Mandragola che non avevo voglia di cercare le mie 🙂

Succede ad ogni zombie walk. Si avvicinano passanti affascinati dal trucco e dai costumi di quei pazzi che girano per la città in cerca di cervelli e… “forte questa cosa, ma che bravi… Che messaggio volete lanciare con questa manifestazione?”. E quando la risposta é “nessun messaggio” un po’ ci rimangono male, perchè dare ad una cosa un significato la nobilita, la rende migliore. Almeno per la maggior parte di noi. 

Ora sono al lavoro su una sceneggiatura per un mediometraggio… Sempre sugli zombie. Lo so, è un’ossessione. Ma succede la stessa cosa. Dico a qualcuno cosa sto facendo e quello mi chiede qual é il messaggio del film. E l’espressione di quel qualcuno quando sente la mia risposta mi fa capire che la pensa come il passante di cui sopra. Un film senza messaggio, come un flash mob senza una ragione politica alle spalle, non ha senso, è una cazzata.
La cosa, alla fine, mi puó anche stare bene. Le cazzate sono divertenti, mi piace dire cazzate, mi piacciono molti film-cazzata, libri-cazzata e chi piú ne ha piú ne metta. Ma una cazzata è necessariamente peggiore di una cosa seria?

Innanzitutto una precisazione: ho massima stima per chi riesce a lanciare un forte messaggio con un’opera di fiction. Che sia libro, disco o film. Ma la verità è che un film brutto con un messaggio che condivido resta un film brutto, mentre un film bello con un messaggio che non condivido (o con nessun messaggio!) non per questo diventa meno bello. La cosa importante, l’unica cosa importante in un’opera di fiction è la qualità della realizzazione. Non giustifico obbrobri dicendo “però avevano buone intenzioni”… Se io voglio dire che è importante tutelare l’ambiente non mi metto a scrivere un romanzo di 500 pagine sull’importanza del riciclaggio, semplicemente cerco di spiegare perché penso quello che penso.

Allo stesso tempo spero di non rientrare nella categoria di coloro che giustificano delle cazzate fatte male dicendo che in fondo sono cazzate, quindi non meritano impegno nella realizzazione. Come spiega benissimo Roberto Recchioni nella recensione di The Expendables 2 anche film di pura azione devono seguire delle regole ben precise, essere scritti bene, diretti bene… insomma, non possono essere fatti coi piedi solo perché non cercano di migliorare il mondo. E’ vero che a volte esalto delle stronzate orribili, ma non mi sognerei mai di definire belli film ASSOLUTAMENTE DA VEDERE come La Tomba o Yeti: A Love Story…

Tornando al discorso iniziale… adoro gli zombie perché rappresentano spesso una scusa narrativa attraverso la quale si può dire di tutto. Non a caso esistono zombie western, film di zombie con forti messaggi politici, zombie romantici, comici, zombie gay, persino porno

Io però col mio film rivendico il diritto di non dire assolutamente niente. Voglio fare un film divertente, il più possibile ben scritto e diretto, senza voler lanciare messaggi di alcun tipo. E’ più difficile di quanto crediate!

4 thoughts on “Non voglio dire nulla, ma lo voglio dire bene”

  1. Mi trovo d'accordo con tutto il discorso, però anche questa volta ci si scontra inevitabilmente coi gusti personali. Se mi fanno ascoltare un disco pop può essere fatto bene quanto vuoi ma a me farà sempre cagare. Sono io ad essere con le visioni troppo limitate? sì…credo di sì.

  2. No, io credo che sia questione di separare la soggettività dall'oggettività, ed aggiungerci anche un discorso di conoscenza dell'argomento. Se per te un genere fa cacare per intero, o non lo conosci affatto, non ha senso giudicarlo. Anche io qui non mi metto a scrivere recensioni su balletti o a giudicare dipinti di arte astratta… perchè non sono in grado, e le mie recensioni non avrebbero senso. Vale anche in senso contrario. Quando ho iniziato ad ascoltare heavy metal ogni disco nuovo che sntivo mi sembrava un capolavoro… Perchè non conoscevo la musica abbastanza per dare giudizi. Anche se ne davo lo stesso, ovviamente 😀

  3. Sono d' accordo solo in parte. L'azione in realtá è il segno, il significato viene attribuito al segno nel piano del significante. Significato e significante sono legati in un rapporto di indissolubilità, inscindibilità e di reciproca presupposizione e soprattutto mai decisi a priori. Cosí il concetto espresso esternamente prende il nome di significante, ed è un elemento formale. Mentre L' elemento intrinseco è il significato, cioè un elemento concettuale. Tu involontariamente, come autore fornisci un significante che poi viene rielaborato da chi osserva e ne attribuisce un significato. Cioè fornisci un piano di espressione e ogniuno con i propri strumenti concettuali rielabora un significato. Quindi anche se non vuoi dire nulla, dici, perchè l' opera è parte dell' autore. Qualcuno lo chiama strumentalizzare. Inbrealtà si chiema elaborare un concetto partendo da un segno. Saluti, Jhon doe

  4. Posso concordare se si parla di significato attribuito "involontariamente", in quanto in ogni cosa noi raccontiamo noi stessi, è inevitabile. E credo che ognuno sia libero di offrire la propria interpretazione ad una qualsiasi opera artistica. Ma un conto è raccontare se stessi, un altro è voler veicolare un messaggio preciso tramite un'opera di fantasia. Ad esempio: il recente October Baby è esplicitamente un film contro l'aborto, questa presa di posizione è l'unico motivo per cui è stato realizzato. A prescindere dalle proprie idee sull'argomento io non riuscirei mai a fare una cosa del genere.

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