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Looper (Rian Johnson, 2012)

Quentin Tarantino ha definito Looper “uno dei pochi film veramente validi del 2012”, un tale biglietto da visita non può che creare grandi aspettative su un (relativamente) piccolo film di fantascienza di un regista praticamente esordiente. 
Siamo nel Kansas, anno 2044, il futuro non è poi troppo diverso dai nostri tempi, anche perché viene usato il classico stratagemma della “moda del ventesimo secolo”, per non esagerare troppo con il budget per gli effetti speciali. C’è qualche moto levitante in giro, e soprattutto alcune persone hanno sviluppato il dono della telecinesi, riuscendo a sollevare ed a far roteare piccoli oggetti. In questo contesto si muovono i looper. Assassini con il compito di uccidere uomini condannati a morte da una spietata organizzazione… nel futuro. Si, perché dopo trent’anni sarà inventata la macchina del tempo, immediatamente resa illegale per paura delle possibili ripercussioni sulla storia passata. Ovviamente, alle organizzazioni criminali non interessa che una cosa sia illegale… I looper hanno il compito di presentarsi ad un’ora prefissata in un luogo convenuto, ove apparirà, legato ed incappucciato, un uomo spedito dal futuro, che dovranno uccidere immediatamente per poi sbarazzarsi dei cadaveri. Finché un giorno non saranno costretti a chiudere il loop, uccidendo il se stesso del futuro, per poi ritirarsi dal mestiere.
Joe è uno di questi looper, il più giovane, ed uno dei più bravi. Risparmia ogni giorno, con lo scopo di ritirarsi in Francia concluso il suo lavoro. Ma quando si troverà di fronte se stesso nel corpo invecchiato di Bruce Willis (comunque pur sempre Bruce Willis)… qualcosa andrà storto.
Il principale merito di Rian Johnson è una sceneggiatura furba ed intelligente, che non si arrende alle tentazioni di uno sviluppo facile né a quelle ancor più forti di un finale consolatorio. E lo fa senza rinunciare ad una sana dose di azione ed adrenalina, che se pure non in primo piano rende più gradevole e divertente il tutto. La classica fisicità di Bruce Willis si abbina bene al piglio serio di Joseph Gordon-Levitt, ed il cast di contorno è comunque solido. Johnson, nel solco della fantascienza migliore, non rinuncia a mettere lo spettatore di fronte a domande che non hanno una facile risposta. Fin dove si spinge il libero arbitrio?

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