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Il male che abita nel bosco – seconda parte

Trovate la prima parte de Il Male che abita nel bosco QUI

Il Male che abita nel bosco

La notte sognai Amina. Andavo verso il fiume e lei era lì che si puliva la bocca, mentre Giacomo si tirava su i pantaloni e mi guardava tutto imbambolato. Veniva verso di me e mi diceva “che vuoi moccioso, vuoi che lo succhi anche a te?”. Io le dicevo di sì, lei mi tirava giù i pantaloni e giocava un po’ con la mano sul mio uccello. Ce l’avevo durissimo, anche se Giacomo mi stava guardando sempre con quegli occhi vuoti e io ero in imbarazzo. Lei alzava la testa e mi diceva “è più piccolo di quello del tuo amico, ma mi piace lo stesso”. Io ero a disagio e volevo protestare, mi veniva un po’ voglia di piangere ma poi la guardavo bene...

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Il male che abita nel bosco – prima parte

Il Male che Abita nel Bosco

I poliziotti arrivati in paese sembravano attori di un film. Erano altissimi, con i capelli sempre in ordine e le barbe ed i baffi perfettamente curati; le loro uniforme erano perfette, e mi chiedevo se anche loro sudassero sotto al gigantesco sole di Luglio. Mordevo una mela e attendevo annoiato sotto casa di Giacomo che finalmente potesse uscire, lanciando sassolini al gatto che non osava avvicinarsi più di tanto. Quanto tempo ci metteva? Avevo proprio voglia di un ghiacciolo, era troppo caldo per andare a giocare a pallone ma saremmo potuti andare a fare il bagno al fiume.

– Eccoti finalmente!

Giacomo scese le scale due alla volta, con le scarpe nuove della Nike che avrei voluto tanto avere anche io, i pantaloni corti celesti e la maglietta enorme dei Pantera rubata a suo fratello.

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Maledetta mosca di merda

Maledetta mosca di merda, un mio nuovo racconto tragicomico scritto per Razione ILZ! Era un’idea che mi ronzava (ahahah) per la testa da un po’, ispiratami dalla comicità slapstick di Stanlio e Ollio e Buster Keaton… Commenti, come sempre, graditi 🙂

Maledetta mosca di merda

Dopo una giornata di lavoro faticosa passata tra clienti rompiscatole, superiori incapaci e inconvenienti imprevedibili, niente mi dà più soddisfazione che sedermi in veranda a leggere il giornale o un buon libro, godendomi il vento fresco che si leva a sera anche in queste caldissime giornate estive. Sono i piccoli piaceri quotidiani che mi danno la forza per andare avanti, sono le piccole ma salde ancore di salvezza che mi consentono di non cedere a malumori, rancori, rabbia...

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