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68 Kill

68 Kill

Per molti appassionati di horror il nome Bryan Smith farà suonare qualche campanello. Si chiamava così l’autista del van che investì Stephen King nel 1999, procurandogli gravi traumi fisici dai quali riuscì a uscire solo dopo sette operazioni chirurgiche e una lunga riabilitazione. E si chiama così anche uno scrittore molto prolifico, della scuola dell’horror più marcio e senza compromessi, a quanto ne so mai pubblicato in Italia ma di buon successo negli USA, dove con la sua Bitter Ale Press pubblica tre o quattro romanzi l’anno. 68 Kill è uscito nel 2013, e non è particolarmente rappresentativo della sua produzione… anzi, a leggere alcune recensioni su Amazon sembra essere considerato uno dei suoi peggiori romanzi, ma questo non ha impedito alla Snowfort Pictures (produttori anche di quella piccola chicca di Starry Eyes) di opzionarlo e di farne la prima pellicola tratta da uno dei suoi romanzi. Quindi, se volete avere una idea di che razza di horror scrive Smith potete dare un occhio a Depraved. Io intanto comincio a parlare del film.

68 Kill

68 Kill

68 Kill ha la sua bella parte di gore e ammazzamenti, ma siamo dalle parti della crime story. Contaminata con pulp, grindcore, scene rubacchiate a vari slasher movie, ma sempre di crime story si tratta! Chip Taylor non è sicuramente un santo, ma da quando sta con la fidanzata Liza la sua vita è cambiata radicalmente. Liza è una bomba del sesso, iperattiva, violenta, completamente fuori di testa, e Chip ne è completamente succube. Fa la spogliarellista e la escort, ma questo non le può certo bastare, così è alla ricerca di ogni occasione per  la svolta. Che arriva sotto forma di 68000 dollaroni in contanti che uno dei suoi clienti fissi tiene in cassaforte. Rubarli, con l’aiuto di Chip, sembrerebbe un gioco da ragazzi, ma le cose si riveleranno molto più difficili del previsto, tutto quello che può andare storto ci andrà e Liza… beh, Liza non è solo fuori di testa, è assolutamente una psicopatica. E non è neanche la peggiore della sua famiglia!

68 Kill

L’eroe di cui abbiamo bisogno

Nella locandina appaiono tre donne grandi, belle e sicure di sé, mentre l’unico uomo è piccolo, di spalle, emasculato anche nell’abbigliamento. L’uomo guarda le donne dal basso verso l’alto e alla fine potremmo anche definire (lo dice anche IMDB) 68 Kill un film femminista. Ma non credo sia questo che importi al regista Trent Haaga, già molto attivo come attore per la Troma e regista qualche anno fa del divertente Chop. A Haaga (e a Smith, suppongo), interessano le situazioni sopra le righe, il sangue che schizza in ogni dove, il sesso, le battute semplici ma d’effetto. Quello di 68 Kill è un mondo senza legge… o meglio, dove la legge non interessa a nessuno. A comandare sono la paura, il desiderio, la sete di ricchezza, l’orgoglio…

68 Kill

La fidanzata che vorremmo presentare ai nostri genitori!

Ne viene fuori un film confusionario e a tratti raffazzonato, dove alcune scene denunciano le evidenti carenze di budget. Ma si perdona tutto volentieri se il ritmo è così alto e le vicende così trascinanti, persino se a volte non si sa per chi fare il tifo visto che per quanti disastri vediamo combinare su schermo finisce sempre che arriva qualcosa di peggio. 68 Kill è divertentissimo e recitato alla grande da quasi tutti i protagonisti. La coppia di fidanzati interpretati da Matthew Gray Gubler (il Dr. Spencer Reid di Criminal Minds) e AnnaLynne McCord (Nip/Tuck, 90210…) funziona alla grande, ma a stupirmi è stata soprattutto Alisha Boe, che avevo quasi ignorato nel ruolo della stronza di Tredici ma qui… wow! È bellissima, dolce, cazzutissima, sostanzialmente l’unico personaggio quasi positivo del film. Ho detto quasi!

68 Kill

Il cast di contorno non è da meno. Sam Eidson nel ruolo del fratello ancora più pazzo di Liza è uno spasso, illumina con la sua presenza qualsiasi scena in cui appare. Sheila Vand (A Girl Walks Home Alone at Night), poi, è una perfetta goth con alcuni dialoghi tra i migliori del film. La sceneggiatura, per quanto non debba stupire nessuno, funziona come un orologio, e tutto il film ha i tempi giusti, fino a un finale estremamente soddisfacente. Se tutte le cazzate pseudo-grindhouse uscite negli ultimi anni fossero state così, ci sarebbe stato davvero da divertirsi…

4 thoughts on “68 Kill”

  1. Mi pare di averlo già incrociato nelle mie ricerca per il prossimo film da vedere, seguirò il tuo consiglio grazie 😉 Il Dr. Spencer Reid ha la propensione a comparire in piccole parti in film indie poco noti, qui dimostra di non aver perso il vizio. Cheers!

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