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Nel paese delle creature selvagge (Jonze, 2009)

Where the wild things are è un libro illustrato scritto e disegnato da Maurice Sendak nel 1963, e l’autore molto probabilmente non avrebbe mai immaginato che potesse divenire un film. Forse un cortometraggio animato, ma un film vero, con attori in carne e ossa… Spike Jonze invece, patito del libro fin da bambino, ha sempre avuto il sogno di trasporlo su pellicola e finalmente ce l’ha fatta. Rimanendo fedele come più non si poteva all’opera originaria.

Il libro comincia con “quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori”. Max fa proprio così, non sa trattenersi anche se a volte si pente, ha problemi di autocontrollo e persino sua mamma glielo dice, chiamandolo “mostro selvaggio”. “E io ti sbrano”, risponde lui, e comincia una fuga , nella foresta, lungo il fiume che poi diventa un mare, verso un mondo immaginario popolato da giganteschi bestioni famelici che lo incoronano re. E che finiscono per porlo di fronte a questioni molto simili a quelle che deve affrontare una famiglia.

Il paese delle creature selvagge è un mondo ritratto con linee nette, dove deserti che si estendono a perdita d’occhio confinano direttamente con le foreste e il mare, ritratte con estrema semplicità nel sud dell’Australia. Il design delle creature è deciso, praticamente uguale al libro e reso con tratti semplici ed espressivi. Il film scorre così tra esplosioni di aggressività e momenti dolci o introspettivi, una storia di crescità che affascinerà chi non ha bisogno di chiedere troppi perchè. Secondo l’autore “deve piacere soltanto ai bambini”, ma probabilmente lo apprezzeranno di più i grandi… che sono rimasti bambini dentro.

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