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Judas Priest – Sad Wings of Destiny

Oltre ad avere la cover più bella del mondo questo è anche il mio preferito in assoluto dei Judas Priest… e visto che parliamo del gruppo più importante della storia dell’heavy metal è tutto dire.
La storia
Nel 1974 i Judas Priest avevano fatto uscire l’esordio Rocka Rolla, un album fortemente derivativo che non aveva suscitato grosso interesse, ma le loro performance live con i primi pezzi del nuovo disco avevano sorpreso moltissimo, e c’era grossa attesa per Sad Wings of Destiny. La casa discografica Gull Records non era certo di manica larga (i musicisti venivano pagati – e poco – con buoni pasto), ma finalmente la band potè usufruire di uno studio come si deve e la differenza fu subito netta. 
Il disco
E’ qui che i Judas Priest creano il suono che li caratterizzerà per tutto il corso della loro carriera. Ancora fanno capolino tastiere e passaggi prog rock, ma a fare rumore sono gli intrecci chitarristici e il tipico screaming high pitched di Rob Halford. Paradossalmente due dei pezzi più famosi e che rimarranno nelle scalette del gruppo per gli anni a venire, Victim of Changes e Dreamer Deceiver, erano stati scritti parzialmente dall’ex cantante Al Atkins. Il primo, insieme a The Ripper e a Tyrant, è un perfetto precursore del metal che verrà, mentre Dreamer Deceiver è uno dei primi grandi “lenti” della band.
E dopo?
La band continuerà ad avere problemi a trovare un batterista fisso. Alan Moore suonerà brevemente con altre band prima di iniziare una nuova carriera come camionista (!!!) e infine sparire nel nulla. Gli altri quattro inventeranno gran parte dell’iconografia heavy metal e scriveranno grandissimi dischi per tutta la prima metà degli anni 80. Imperdibili: Sin after Sin, Stained Class, British Steel, Screaming for Vengeance.
Victim of Changes! Live, 33 anni dopo l’uscita di questo disco

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