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La recensione-sfida del sabato: MARCH THE DESERT – s.t.

C’erano una volta i Black Sabbath. E’ anche possibile che ci siano ancora, ma visto che Ozzy ormai è un rincoglionito non vale più (vedi post Bisogna saper smettere). I Black Sabbath, fin dal loro primo storico disco, ci hanno insegnato che pesantezza e velocità non sono necessariamente la stessa cosa, creando un genere con il loro hard rock sulfureo, i riff gravi e rocciosi di Tony Iommi, la perfetta sezione ritmica, le occasionali tirate psichedeliche e la voce sgraziata di Ozzy a condire il tutto.
Sono passati 43 anni da Black Sabbath, e ancora oggi escono gruppi che alla musica del quartetto di Birmingham debbono tutto. Prendiamo i March the Desert, ad esempio. Questo gruppo di Brighton (sempre negli UK) è stato fondato nel 2007 ma solo oggi rilascia l’autoproduzione di esordio, auto intitolata, che mi ha interessato perché l’ho letta definita come Psych based sludge-doom-stoner metal. Generi che mi piacciono, e quindi…
Il problema è che messo il disco sul lettore è partito il miagolio di un gatto spiaccicato.
Francamente è un peccato, perché il gruppo non è malaccio. I riffoni sono classicamente doom/stoner, ma belli massicci, la sezione ritmica è puntuale e i March the Desert assomigliano molto a una rivisitazione dei Saint Vitus (ascoltateli) in chiave più psichedelica e settantiana.
Principale errore della band è forse nella scelta del primo pezzo, March, troppo lungo e ripetitivo e nel quale il cantante Sam Grange è al suo peggio. Poi un po’ si riprende, ad esempio in Mizar, il brano sopra riportato. Non è Messiah Marcolin ma insomma, alla fine nel genere non serve essere chissà cosa… un po’ di sforzo in più nel mixaggio avrebbe però giovato.
Un pregio del disco è la durata, 6 pezzi per 33 minuti. Esagerare non avrebbe giovato loro, visto che ovviamente la dinamicità non è il loro forte. Meglio scrivere poco e ben(ino)e che cercare di riempire ogni secondo del disco di musica. A proposito, se vi interessa li trovate su bandcamp.
Anche i testi non sono niente male, superiori alla media. Niente di originale, insomma (la band dovrebbe trovare una propria identità), ma in confronto agli altri gruppi apparsi nella recensione-sfida del sabato questo è oro.
Però seriamente, cambiate cantante.

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