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Kevin Brooks – L’Estate del coniglio nero

L’Estate del Coniglio Nero, romanzo di Kevin Brooks da poco pubblicato dalla Piemme, viene presentato come un mystery per young adult, ovvero per adolescenti. Ovvio quindi che non sia io il target ideale di riferimento, e infatti solitamente volumi del genere li lascio volentieri in libreria… Eppure questo mi attraeva, sarà stato quel conigliaccio inquietante che campeggia in copertina e che più che al solito librettino semplicione per quindicenni fa pensare a Donnie Darko, oppure per la trama che mi ricordava i capolavori It di Stephen King o L’Estate della Paura di Dan Simmons… insomma, me lo sono preso.
Pete è un ragazzo di sedici anni che abita in una periferia inglese piuttosto squallidina, e vorrebbe trascorrere le vacanze all’insegna del non fare un cazzo. La mamma lo spinge a uscire, a trovare gli amici, ma in realtà Pete non ha molti amici, salvo forse Raymond, il ragazzo strano che abita in fondo alla via e che sostiene di parlare ogni giorno col proprio coniglietto nero. Una telefonata, però, lo risveglia dal torpore. E’ Nicole, ex grande amica o forse fidanzata, chissà, che lo invita per una rimpatriata del vecchio gruppo prima che lei si trasferisca in un’altra scuola. Ci saranno Nicole, Pete, Eric, che di Nicole è il gemello, e Pauly. E Raymond, se proprio Pete vuole. Il ritrovo è al vecchio covo, quello dove passavano ogni giorno qualche anno prima, a fumare, bere, parlare di cazzate e sperimentare amori ingenui, poi sarebbero andati al Luna Park e infine a casa sua. Pete ci pensa, poi accetta. La serata non andrà come previsto, anzi si rivelerà un disastro, e da lì si dipanerà una inquietante trame mystery che mi ha fatto sorgere molte domande e che non ha saputo dare tutte le risposte…
Prima ho citato Donnie Darko, It e L’Estate della Paura, a loro modo tre romanzi di formazione mystery horror, libri (e film) che mettono al centro dell’attenzione l’adolescente o il preadolescente, e lo descrivono realisticamente e senza stereotipi. Brooks segue la stessa falsariga, e non ha reticenze nel parlare di alcool, droga, violenza, sesso, anche con protagonisti ragazzini di sedici anni o meno. Ma non solo: descrive la noia, l’inedia, la certezza di non essere capiti, di vivere in un proprio fugace mondo che non è più quello dei bambini ma che non è ancora quello degli adulti, un mondo con regole proprie, diverse, spesso anche crudeli. E in questo mondo vivono il sognatore, lo strano, la puttana, il drogato, il violento, il finocchio, vivono e sono costretti a convivere in qualche modo, ognuno col proprio spazio quasi mai esclusivo. Nella descrizione di questi personaggi Brooks è proprio bravo, e anche io trentacinquenne torno a fare un salto nel passato, a venti anni fa. E’ tanto bravo che alla fine la trama (un giallo-thriiler su due scomparse… rapimento o omicidio?) passa persino in secondo piano, se non nell’allucinata indagine di Peter. Una trama non complessa, congegnata bene, con una risoluzione che lascia un po’ l’amaro in bocca e mille domande senza risposta… ma che probabilmente non avrei voluto diversa. 
L’Estate del Coniglio Nero è un romanzo intenso, crudo, coinvolgente e sorprendente, con un’ombra di magia che lo rende ancora più affascinante. Da leggere, per adulti grandi e piccini.
Voto: **** 1/2

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