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Pripjat – Sons of Tschernobyl

Prypjat è una delle città più emblematiche del mondo. Situata nel nord dell’Ucraina, vicina al confine bielorusso, si trova a 110km da Kiev… ed a pochissimi da Chernobyl. Proprio per questo motivo, dal 1986 Prypjat è una città fantasma. Dopo l’incidente alla centrale nucleare venne fatta evacuare in fretta e furia, ed ancora oggi rimane deserta e inabitabile.
I pochi reportage fotografici realizzati in questi anni ci mostrano strade in buone condizioni, ospedali, alberghi, palazzi apparentemente perfetti, orsi, lupi e volpi che passeggiano per le strade. Agli abitanti venne detto che per ragioni di sicurezza, a causa di un “lieve incidente”, avrebbero dovuto lasciare le loro case solo per poche settimane. Così rimasero al loro posto arredi, fotografie, soprammobili, giocattoli, ogni cosa non indispensabile al momento. E molte cose rimangono ancora così trenta anni dopo. I livelli di radiazioni sono ora non immediatamente letali, ma alla popolazione civile è consentito tornare a Prypjat solo una volta all’anno, nell’anniversario della tragedia.
Pripjat è oggi anche il nome di una band di Colonia, un quartetto thrash metal che ha appropriatamente chiamato il loro primo album Sons of Tschernobyl.
Com’è il disco? Una BOMBA ATOMICA! Ahahah!
Battute brutte a parte, Sons of Tschernobyl è una cannonata, thrash metal vecchia scuola, tra gli Slayer (soprattutto) ed i Destruction, con bordate di headbangin’ continuo. Non ho voglia di scrivere una recensione approfondita (leggetevi questa, condivido tutto), ma era da molto che un nuovo disco thrash metal non mi appassionava in questo modo. Thrash metal tedesco (ovvero il cugino povero e mezzo scemo :P) per giunta! Ma questi quattro ragazzi, proprio come l’hamburger con le sottilette classiche, SPACCANO!
Voto: ****

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