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Episodio Uno: The Bastard Executioner

Ho completamente e colpevolmente ignorato per anni Sons of Anarchy prima di recuperarla all’inizio del 2015, guardandomi tutte le stagioni in sequenza e scoprendo un capolavoro di narrazione, capace di crescere costantemente insieme ai suoi personaggi, farli cambiare senza mai perdere di vista la loro natura. Chissà se succederà la stessa cosa anche per…
THE BASTARD EXECUTIONER
Bastano i primi minuti per capire dove andrà a parare il pilot (doppio) della nuova creatura di Kurt Sutter: violenza, brutalità, sangue, momenti onirici chissà quanto reali. Arti mozzati, budella che escono dal corpo, teste tagliate, bimbi sgozzati, neppure i feti si salvano dalla furia degli uomini. La violenza, in The Bastard Executioner, si fa a tratti quasi insostenibile, e questo ha portato a numerose critiche negli USA e anche da noi.
La storia è quella di Wilkin Brattle, un guerriero che nel Galles del quattordicesimo secolo ha giurato di non prendere più in mano la spada dopo un tradimento avvenuto sul campo di battaglia. Ma quando il barone Ventris gli fa fuori moglie, figlio non ancora nato e tutto il villaggio che l’aveva accolto la sete di vendetta si fa più forte. E il destino ha in serbo ancora molto altro per lui, costringendolo a vestire i panni del boia e ad appropriarsi di una nuova famiglia che non è la sua…
La serie è evidentemente figlia della narratica iperrealistica che Sutter aveva portato a livelli sublimi in Sons of Anarchy, ma richiama anche altri modelli: il medioevo mistico dell’Excalibur di Boorman, la violenza di Game of Thrones, il mix di realismo e mito di Vikings. Senza lo stesso successo, almeno in partenza. TBE fa un po’ fatica ad ingranare, colpa forse dei troppi personaggi introdotti, di eventi che si susseguono fin troppo rapidi intervallati da momenti di rarefazione inconsueta, di attori che non sembrano troppo espressivi (salviamo Katey Sagal, che in un primo momento non avevo neppure riconosciuto fuori dai panni di Gemma Teller)… Un episodio pilota deludente per quelle che erano le mie aspettative, ma che non pregiudica la mia curiosità sul prosieguo della serie. Sutter mette molta carne al fuoco, e forse era necessario che fosse così. La sensazione è che la vera storia debba iniziare dall’episodio tre, che questo doppio esordio sia stato solo una lunga, necessaria premessa. Dipanare la matassa non sarà facile, ma resto fiducioso.
Voto: **
Continuerò a guardarlo: si

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