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The Devil’s Candy: una normale famiglia metal contro il male

The Devil's Candy

Ve lo ricordate The Loved Ones? Uscì sette o otto anni fa, senza attori famosi e con solo una invitante locandina (che mostrava una specie di reginetta del ballo brandire un trapano verso di VOI, amici lettori) ad attrarre spettatori. Era l’esordio come regista di lungometraggi di Sean Byrne, un ragazzone australiano praticamente sconosciuto che ci sorprese con una bordata non banale: violenta, scritta benissimo, con una grande capacità di tirare fuori il meglio dal cast a disposizione. Una famiglia disfunzionale ed una inversione dei classici ruoli vittima/carnefice a cui siamo abituati. Un piccolo classico della Ozploitation.

Avevamo tutti sperato di aver trovato con Sean Byrne un nuovo maestro dell’horror, ma poi sapete come vanno le cose… il tempo passa, i progetti falliscono, e del nome di Sean Byrne chi si ricordava più? Sembrava uno di quei giovani di belle speranze che poi non riescono a reggere la prova del mercato. Due anni fa una prima risposta: Sean era vivo! The Devil’s Candy era stato presentato a qualche festival (tra cui quello di Torino), ma poi… sparito di nuovo! Finché finalmente, il 17 Marzo, IFC Midnight ha avuto il buon cuore di distribuirlo, e qualche santo ha avuto la bella idea di sottotitolarlo in italiano…

The Devil's Candy poster

E allora com’è The Devil’s Candy? Dirò la verità, le aspettative prima dell’uscita erano piuttosto alte, ma la prima impressione non è stata esaltante. Una locandina che urla SERIE B, un cast i cui nomi non mi dicevano nulla, delle prime immagini che… non so, mi sembravano povere, un po’ sgranate, niente di particolare. Ho comunque continuato la visione sperando in un buon filmaccio di genere, e invece…

E invece The Devil’s Candy è un FILMONE A SORPRESA!

Anche al centro di questo film Sean Byrne mette la famiglia. Una famiglia che sembra essere stata scritta apposta per essere disfunzionale: papà artista e metallaro, figlia che pare aver preso tutto da lui, ispirazione che sembra perduta, mamma che prova a tenere insieme le cose. E la famigliola (che si chiama Hellman!!! Dai!!!) si trasferisce in una grossa casa fuori città, dove qualche tempo prima la famiglia che l’abitava è morta e…

Avete capito tutto, non è vero? Il male si impossessa del padre, che vende l’anima al demonio in cambio di una nuova ispirazione, moglie e figlia saranno le vittime, il diavolo si nasconderà nei dipinti…

The Devil's Candy

Carino, ma avevo chiesto un affresco dei Mini Pony

Sbagliato. Byrne non è interessato a un horror banale. Anzi, prende subito le distanze. La famiglia Hellman non è una famiglia disfunzionale, anzi. È probabilmente la famiglia che tutti quanti vorremmo avere. Il rapporto tra il padre Jesse e la figlia Zooey non potrebbe essere più stretto: c’è amore, rispetto, amicizia, complicità. Nel precedente The Loved Ones c’era una relazione a dir poco ambigua per non dire apertamente incestuosa… Non pensateci neppure. Byrne nel frattempo è diventato padre, ed è evidente quanto si identifichi nel protagonista. Sean si esprime con i film, Jesse con i dipinti, ma è sempre arte… La moglie Astrid potrebbe essere esclusa da questo rapporto così stretto, potrebbe nascere la gelosia… ma non è così. La loro relazione è adulta e intelligente, Astrid consente al marito di esprimersi e di crescere, ma con un occhio sempre attento alla stabilità della famiglia. Ne è certamente la parte razionale, ma la convivenza con quella emozionale non è mai pericolosa.

The Devil's Candy

ssst….

In questo si inserisce il maniaco, il classico assassino da film horror. The Devil’s Candy ci presenta Ray Smilie, e anche qui non c’è assolutamente nulla di banale. Ray è grasso, goffo, tontolone. Vorrebbe solo rimanere nella sua stanza a suonare metal ad altissimo volume, per tenere lontani i demoni della sua mente. Ma gli viene impedito anche questo. Il regista è bravissimo addirittura a farci provare pena per lui, a farci empatizzare con il mostro… ma solo all’inizio. Ben presto dopo la simpatia iniziale arriva l’azione senza possibilità di redenzione. Ray forse non vorrebbe fare quello che fa, ma lo stesso è imperdonabile…

The Devil’s Candy è una mazzata che ti entra dentro e lì resta anche dopo il finale. Che probabilmente è la parte peggiore del tutto, ma a Byrne si può perdonare un passaggio più leggero in un film così teso, inquietante, così convinto di sé. Il suo stile registico è maturato in questi anni, si è fatto più posato, più ragionato. Non c’è torture porn, non c’è gore gratuito, i colpi arrivano fortissimi ma non c’è bisogno di impressionare lo spettatore. The Devil’s Candy è attentissimo ai dettagli, ai colori, alla posizione dei personaggi, alle simmetrie. Ti entra dentro. E la prova degli attori è semplicemente straordinaria.

– Lo spray contro gli assassini funziona benissimo

Ethan Embry, che interpreta il padre protagonista (sarebbe stato molto più semplice e “commerciale” fare della ragazza la protagonista, ma abbiamo già capito che le mire sono diverse), è semplicemente straordinario. Il suo Jesse è una figura di simil-Cristo metallaro che soffre, si piega, ama, sbaglia e si rende conto dei suoi errori ed è umanissimo come pochi altri protagoniti di horror. Siamo sui livelli del Matthew McCoso di True Detective, e chi se l’aspettava un livello simile da un attore che finora aveva fatto qualche parte secondaria in serie tv e poco più?

Un’altra che colpisce è la figlia, la giovanissima (e molto bella) Kiara Glasco, che è già apparsa in Copper, Bitten e che probabilmente rivedremo, perché è proprio fresca, intensa, credibile. Anche come metallara super convinta. Shiri Appleby, la moglie, è quella con la carriera più lunga. Soprattutto televisiva anche per lei, da E.R. a Roswell a unREAL… si meriterebbe un approdo al cinema più costante.

Ma se Embry è quello da applaudire con più convinzione, quello che colpisce è il gigante cattivo di Pruitt Taylor Vince. Ha la faccia da bambino troppo cresciuto, l’espressione di chi non capisce il male che fa e che davvero non vorrebbe fare, la forza per fare male. Byrne ha puntato molto su di lui, sul suo personaggio, e lui ha risposto come meglio non avrebbe potuto.

The Devil's Candy

Un applauso alla costumista

Vi ho convinti a guardare il film? Se non ci sono riuscito io potete provare a leggere le opinioni di Lucia Patrizi, Kara Lafayette e I 400 Calci. Io voglio concludere con una certezza: tra sette anni non ci saremo dimenticati di Sean Byrne. Eppoi c’è il metallo.

Voto: ****

2 thoughts on “The Devil’s Candy: una normale famiglia metal contro il male”

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