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Ready Player One, di Ernest Cline

La copertina dell'edizione americana

La prima volta che ho sentito parlare di Ready Player One era il lontano 2012, in un vecchio articolo del Dr. Manhattan. Il romanzo era da pochissimo uscito in italiano, e ricordo di essermi segnato il titolo perché veniva descritto come un sincero frullato di citazioni di tutto ciò con cui anche io sono cresciuto, non privo di difetti ma scritto con grande entusiasmo. Poi chissà per quale motivo non l’ho comprato subito, l’edizione italiana è stata a lungo introvabile (venduta anche a cifre importanti dai soliti approfittatori) e piano piano è scivolata indietro nei meandri della mia mente. Finché non si è sparsa la notizia che Steven Spielberg ne avrebbe tratto un film!

Ready Player One

La copertina dell’edizione americana

Sono certo quindi che presto il romanzo sarà di nuovo facilmente reperibile in tutte le librerie. Nel frattempo però lo scorso anno la DeA Planeta ha pubblicato una edizione limitata in 5500 copie, che su Ebay qualche pazzo prova già a vendere a 69.00€, ma che io ho beccato quasi per caso prima di Natale, approfittandone per farne un regalo a mia moglie. Dopo che lei ha letto e apprezzato (anche più di quanto mi aspettassi, visto che lei ha un background ben poco nerd!) è stato il mio turno, e in pochi giorni ho letteralmente divorato le 400 e passa pagine che lo compongono.

E quindi, com’è Ready Player One?

Bello. Coinvolgente, ricchissimo, sincero, non privo di qualche difetto ma davvero bello.

È ambientato in un mondo distopico non troppi anni nel futuro. Un mondo di merda, dove l’unica oasi sicura è appunto Oasis, un mondo virtuale creato dal genio e nerd James Hallyday, che nel tempo si è espanso fino a diventare sinonimo di internet, incorporando google e la pornografia, torrent pirati e il sistema educativo… Alla morte del suo creatore questo mondo quasi infinito è rimasto senza padrone, visto che Hallyday non aveva eredi e ha organizzato una enorme caccia al tesoro virtuale con in palio… tutto quanto. Vista l’ossessione di Hallyday per la cultura anni ’80 con cui è cresciuto, questi sono tornati di moda, e i ragazzi del 2045 si ossessionano imparando a memoria le puntate di Casa Keaton e i cartoni animati di Gundam, la discografia dei Devo e le vecchie pubblicità della Pepsi, convinti che saranno fondamentali per vincere la sfida… I cacciatori dell’Easter Egg di Hallyday chiamano se stessi Egg Hunter, presso sintetizzato in Gunther. Ma ovviamente esiste anche una corporazione cattiva che ha lo stesso scopo e che sembra avere mezzi infiniti per raggiungerlo: la IoI, con il suo esercito di Sixers. Dopo cinque anni di nulla, un ragazzo poverissimo e solitario trova la prima porta. Ready Player One è la sua storia…

Vi intriga? Anche a me. Ernest Cline è davvero bravo a introdurre fin dalle prime pagine un mondo improbabile ma verosimile, e ad immergerci dentro il lettore. Essere della generazione giusta aiuta senz’altro, è ovvio, ma le citazioni non sono quasi mai fini a se stesse, sono parte integrante della trama o la completano. La caccia è appassionante e ben gestita… almeno fin quasi alla fine, quando per amore dei propri personaggi un po’ Cline manda le cose in vacca lasciandosi prendere la mano. Le critiche maggiori al romanzo sono state rivolte verso la corporation nemica, descritta come supercattivi da fumetto.

Ma da fumetto… o da film anni ’80?

Una delle cose tipiche di quegli anni era il manicheismo imperante che prevedeva che i buoni fossero buoni fino in fondo, e i cattivi davvero cattivissimi, fin quasi al macchiettismo. Per cui chiudiamo un occhio di fronte a qualche semplificazione, perché Ready Player One è soprattutto il parto di un autore più nerd dei propri lettori, uno che davvero si è fatto modificare una DeLorean con i led di Supercar, il logo dei Ghostbusters e l’oscillation overthruster di Buckaroo Banzai. Insomma, che gli vuoi dire a uno così?

Ernest Cline George Martin

Più nerd di così si muore

I difetti veri forse sono altri due. Il primo è l’utilizzo di un deus ex machina che risolve tutto con un piano improbabile uscito fuori dal nulla prima del finale. Il secondo è… che il romanzo è stato scritto nel 2010, e nel 2018 fa strano leggere che di Guerre Stellari esistono solo sei film o cose del genere. Ci vorrebbe un aggiornamento 😀

Insomma, se siete cresciuti con gli anni ’80 dovete leggerlo per forza. E non temiate spoiler sul film, visto che ho la sensazione che Spielberg abbia lasciato immutata la struttura ma cambiato citazioni e risoluzione degli enigmi. È una sensazione e non una certezza, badate bene, quindi non cercatemi per picchiarmi se non sarà così! Altrimenti scappo su Oasis.

Voto: ****

18 thoughts on “Ready Player One, di Ernest Cline”

  1. Ho sentito parlare per la prima volta di Ready Player One in occasione del film e l’ho trovato fin dal primo momento interessantissimo. Le storie alla Sword Art Online (che, purtroppo, non mi piace) o alla .hack mi affascinano sempre da morire!

  2. Il famoso ready player one.

    Secondo me sarà una sorta di passaggio di epoca: dopo quel film cambieranno le cose, faccio una profezia :D: forse inizierà la nostalgia per i primi 2000, forse gli anni ’80 spariranno per sempre 😀

    Intanto segnalo la cosa all’amico exvideogiocatore 😀

  3. Spero di riuscire a leggerlo prima dell’uscita del film, ho fatto l’ordine su Amazon 😉 Grazie mille per aver risvegliato la mia scimmia su questo romanzo e per la citazione! Cheers

  4. A me la premessa ricorda un po’ quella di Tutti gli uomini del deficente, della Gialappa’s, del 1999 😀 Comunque anch’io sono curioso del film che uscirà..

  5. Tanto casino per un romanzo che ho trovato su kindle in offerta lampo due anni prima che Spielberg annunciasse il film? XDXD Muoio! La gente su ebay è pazza…
    Detto questo, l’ho letto il mese scorso e mi è piaciuto un sacco (ho anche avuto modo di odiare alla follia il protagonista, benché alla fine sia riuscito a redimersi…) e ho segnato un paio di film che non conoscevo da recuperare 🙂

  6. Bellissimo, tanto che ormai conservo il libro come una reliquia.
    Allo stesso è verissimo che il citazionismo esasperato sia il bello ed il brutto dell’opera, proprio perché troppo accentuato.
    Peccato che Cline a quanto pare si stia perdendo un po’ per strada ( Armada il suo secondo libro è stato molto criticato e tuttora credo sia ancora non stato tradotto in Italia ).

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