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Ascension – una space opera kennedyana?

Ha senso parlare oggi, a luglio del 2018, di una serie uscita originariamente nel dicembre 2014? Probabilmente non molto, visti i tempi rapidissimi con i quali dimentichiamo ormai ogni cosa. Ma Netflix ogni tanto tra i suoi consigli torna a tirar fuori vecche cose poco note che finiscono sempre per incuriosirmi. Soprattutto se sono miniserie in sei soli episodi che promettono un nuovo approccio all’esplorazione e alla colonizzazione spaziale!

 

A dire il vero il Cumbrugliume aveva già parlato di Ascension, con la prima uscita (ancora senza nome) del LoSpo’s Corner. Che tralaltro dovrebbe tornare, prima o poi. Al tempo mi ero segnato la serie soprattutto per TRICIA HELFER, che è sempre un bel vedere, ma poi mi era completamente passata di mente. Tanto che quando l’ho vista su Netflix ho pensato a una serie molto più recente. Così ho cominciato a guardarla…

La USS Ascension è una nave generazionale con 600 passeggeri diretta verso Proxima Centauri. Il viaggio dovrebbe durare circa 100 anni, quindi l’equipaggio originariamente imbarcato non vedrà mai la destinazione. Il 51esimo è un anno molto importante, perché rappresenta il punto di non ritorno. Arrivati qui, la nave non potrà più tornare indietro. La cosa sta creando borbottii tra i suoi abitanti, divisi in una sorta di caste piuttosto rigide… C’è chi pensa a boicottaggi, e addirittura in un luogo dove non c’è videosorveglianza una giovane donna viene uccisa. È il primo omicidio avvenuto a bordo, e la cosa rischia di far perdere il controllo…

La particolarità del tutto è che la trama è ambientata nel 2014, questo significa che la Ascension è partita nel 1963, in piena era Kennedyana. Si trattava di un progetto segretissimo, noto solo a pochissimi. Ma forse la cosa è ancora più segreta di così, e i veri misteri della Ascension non sono noti neppure a chi comanda la nave…

Non mi aspettavo nulla di particolarmente innovativo da una miniserie SyFy, e in effetti… niente mi ha sorpreso. Ma alla fine Ascension risulta un prodotto guardabile, grazie soprattutto alla commistione di fantascienza e giallo che tiene sempre alto il livello di attenzione. Non mi sono mai addormentato davanti allo schermo: vi sembra poco alla mia età? Il cast è discreto, con oltre alla Helfer anche Gil Bellows (Le Ali della Libertà, Ally McBeal), Brian Van Holt (già Butchie nella mia adorata John From Cincinnati) e Andrea Roth (Rescue Me) tra i nomi più noti. Mi ha spiazzato un po’ il look dell’astronave fin troppo moderno: qualcosa di più vintage sarebbe risultato più credibile, ma la scenografia fa comunque il proprio dovere… e insomma, forse avrete capito il senso finale di questa recensione: Ascension si lascia guardare. In una calda estate come questa potrebbe anche fare al caso vostro, a patto che teniate in mano una bella birra ghiacciata.

4 thoughts on “Ascension – una space opera kennedyana?”

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