La stanza profonda, di Vanni Santoni

Quando avevo quindici anni, durante la settimana di autogestione in prima superiore, entrai più per scazzo che per altro, insieme a un paio di compagni di classe, in un’aula dove sulla porta campeggiava il cartello scritto a mano “GIOCHI DI RUOLO”. Avevo già avuto il mio approccio con il fantasy un paio di anni prima, con Il Signore degli Anelli chiesto come regalo di Natale e divorato in infinite sessioni di lettura prima della fine dell’anno, ma il gdr era ancora un mondo sconosciuto. Al massimo c’era stato HeroQuest, mai posseduto ma giocato ogni volta che potevo da un vicino un paio di anni più grande di me. Il primo lancio di dadi fu una folgorazione: era un mondo che sentivo mio, adoravo giocare ma ancor più mi sentivo attratto da quella figura carismatica che delineava il mondo di gioco, mettendoci di fronte mostri orribili dentro intricati dungeon: il master! Pochi giorni dopo avevo già in casa il mio primo manuale, del GIoco di Ruolo del Signore degli Anelli, seguito ben presto da Ars Magica, da GuRPS e da tanti altri.

Vanni Santoni ha un anno più di me ed è nato a una trentina di chilometri di distanza da casa mia. Ne La Stanza Profonda racconta la storia di un dungeon master e dei giocatori che sono entrati negli anni a far parte del suo gruppo. Il lento processo di formazione, gli esperimenti, l’innamoramento per il manuali, la demonizzazione da parte dei media, la maturazione, i cambiamenti che si scoprono negli anni… Un romanzo che è anche quasi un saggio, e nel quale ho ritrovato molti momenti e luoghi della mia crescita. Quanti pomeriggi ho passato come il protagonista alla Libreria Marzocco di Firenze, a rovistare tra vecchi supplementi geografici del GiRSA, circondato da altri come me, a guardarsi con curiosità e circospezione…

Il romanzo di Vanni Santoni ha avuto (è uscito nel 2017) grandi elogi ma anche molte critiche, anche all’interno del mondo (di nuovo in crescita e per la prima volta persino di moda!) dei giocatori… dei nerd, potremmo dire, narrati in tutta la loro creatività, intelligenza, capacità persino sorprendente di trovare nuove forme espressive ma anche nella loro incapacità relazionale, nella loro orgogliosa sociopatia, nelle ossessioni, nelle frustrazioni. Un racconto onesto, a volte spietato, senza illusioni o nostalgie; un racconto di persone, eroi nella loro esistenza narrativa condivisa, che in essa (e nella Stanza Profonda) hanno saputo trovare stimoli, riscatti, a volte rivincite.

La Stanza Profonda è anche il racconto di una provincia che cambia, che si evolve, che muta con il passare del tempo. Da luogo ancora rurale a realtà che si allarga al mondo, non sempre con il sorriso. Il risultato è un affresco straordinario, che riesce a divertire, appassionare, emozionare, a raccontare e divulgare allo stesso tempo. La candidatura al Premio Strega può sorprendere, per una storia di questo genere… ma solo finché non lo si legge. Splendido, consigliato a tutti.

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2 Comments

  1. Conte Gracula 27 February 2019
    Rispondi

    Parli di elementi come difficoltà di relazione dei giocatori messe in evidenza, ma sai, non mi riconosco nel fenomeno: io, le mie mostruose difficoltà di relazione le ho avuto prima del gioco di ruolo, che mi ha abituato a pensare meglio, più in profondità e anche lateralmente.
    Era un cambiamento in atto già alla fine dell’adolescenza, ma il gioco di ruolo ha dato una svolta decisa alla mia maturazione, portandomi anche la maggior parte delle amicizie che frequento tuttora.

    Certo, ho conosciuto anche soggetti terribili, nell’ambito del gioco di ruolo: vigliacchetti, stronzi, arroganti e disonesti, ma gente così ne ho incontrata molta anche in ambiti che gioco di ruolo e nerdismo non li hanno mai nemmeno sfiorati.

    Detto ciò, La stanza profonda mi incuriosisce molto, sin da che è uscito, e magari mi caverò la curiosità, un giorno 😉

  2. Emanuele 27 February 2019
    Rispondi

    Pensa che il mio ricordo sulla prima autogestione è legato ad una stanza in cui si parlava delle prime volte, in cui c’era anche il bidello che ci ha raccontato la sua prima volta, ovviamente, avendo 15-20 anni più di me, fu con una prostituta (negli anni 70 funzionava così).
    Invidio la tua esperienza!

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