Dove sono finite le idee?

Due sere fa ho partecipato ad una assemblea pubblica organizzata dal Centro di Aggregazione Sociale del mio paese, Indicatore, per discutere di alcuni problemi di viabilità e dell’incuria e del degrado sempre più presenti. Al mio arrivo, un po’ in ritardo a causa di un altro impegno, sono rimasto molto piacevolmente colpito dalla quantità di gente che riempiva la sala. Tantissime persone, giovani e vecchi, di ogni colore politico, tutti interessati a capire cosa sta succedendo nel nostro paesino che appare quasi dimenticato. C’era attesa e c’era speranza, era proprio una bella sala.

Poi però hanno cominciato a parlare amministratori e politici, ancora una volta senza distinzione di colore, e quelle stesse sedie che prima erano strapiene hanno cominciato a svuotarsi lentamente. La gente usciva alla spicciolata, scuotendo la testa mormorando “sempre le solite chiacchiere, sempre il solito scaricabarile”. E la cosa triste è che avevano ragione. È stato il solito deprimente spettacolo fatto di “è colpa della precedente amministrazione”, “di quella prima ancora”, “delle ferrovie”, eccetera. Sono stupito che nessuno abbia detto che la colpa originaria è da attribuire a qualche sprovveduto lucumone etrusco.

È davvero possibile che la politica e l’amministrazione possa ridursi così, a gestire le emergenze senza neanche tentare qualcosa di più? Possibile che non esista nessuno che sappia esprimere un’idea di città o di paese, nessuno che abbia un progetto, nessuno che abbia la benché minima visione del futuro per immaginare Indicatore (e Arezzo, e l’Italia, e il mondo) tra dieci anni, tra venti, tra cinquanta? Dobbiamo accontentarci di tappare le buche con una manciata di asfalto, riparare i marciapiedi quando vi si creano crateri e raccogliere la spazzatura quando cominciano ad arrivare i topi?

La rassegnazione che è emersa dalla serata è insieme sintomo e causa del momento drammatico che la nostra politica sta vivendo. Una politica che si nutre dell’odio per il nemico o che addirittura questi nemici arriva a crearli, ma che non riesce ad immaginare più un futuro. Abbiamo rinunciato alle idee, abbiamo abbandonato i sogni.

Eppure a me piace ancora pensare alla politica come uno slancio verso il progresso. Vorrei creare soluzioni, ma anche dare qualcosa di più. Una prospettiva, un’ideale che vada oltre la difesa di uno status quo sempre più striminzito, usurato, eroso da ogni parte.

Cosa c’è rimasto? Nel deserto, qualche oasi rimane. Qualche spazio di resistenza esiste ancora. Qualcuno che prova a guardare avanti c’è. Importante è non abbandonare questi pochi presidi di speranza, questi luoghi come il C.A.S. e le persone che lo animano, ancora in grado di creare partecipazione, di esprimere solidarietà, di organizzare qualcosa che faccia vivere il paese. Importante è anche rimboccarsi le maniche in prima persona, e cominciare a fare ognuno la nostra parte. Meno chiacchiere, più idee. Da oggi ci proverò ancora di più.

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7 Comments

  1. fperale 13 March 2019
    Rispondi

    Com’era? Il politico pensa alle elezioni successive (e abbiamo dei fulgidi esempi), lo statista pensa alle generazioni successive! Bel post, chissà che le cose possano cambiare sul serio

  2. Riccardo Giannini 13 March 2019
    Rispondi

    Bellissimo post, una riflessione che faccio spesso anche io, perché non mi riconosco in questo modo di fare politica.
    Per lavoro seguo molto la politica locale e il quadro è abbastanza chiaro.
    Il Pd vivacchia con il karma “non ci sono soldi” e i paesi muoiono. Lavora benino sotto il profilo della cultura, ma con quella non si prende voti.
    La Lega da tempo sta conquistando comuni, ancor prima dell’ascesa di Salvini, ma i suoi esponenti non hanno visione programmatica e si limitano ad evidenziare come fantasmagoriche cose di ordinaria amministrazione. Tipo fanno 10 metri di asfalto e mettono la foto su Facebook: “Rispettiamo le promesse ecco la strada riasfalata”.
    I cinque stelle da noi sono praticamente dell’entità fantasmagoriche, se esci da Facebook.
    Sugli eventi si scopiazza eventi di successo e basta.
    Comunque è vero che adesso paghiamo i “mal governi” passati, i tanti soldi sprecati.
    La mancanza di programmazione è un male del quale paghiamo adesso i risultati scadenti.

    • michele 13 March 2019
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      Concordo su tutto, tranne una cosa… i mal governi passati sono una scusa. Se si ha una visione di sviluppo, si deve riuscire a comunicarla, anche tra mille difficoltà. La verità è che purtroppo nessuno ha voglia di pensare avanti

  3. mikimoz 13 March 2019
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    Post molto bello e sentito.
    Io gestisco un centro di aggregazione (giovanile e non) e ci provo, ci provo sempre assieme agli altri a dare qualcosina.
    Un po’ ciascuno, le idee di tutti, non per forza di cultura “alta” (che, anzi, allontana e crea elitarismi fastidiosi).
    Per i paesini si può sempre fare qualcosa, anche se è vero che i soldi mancano (e spesso davvero perché in precedenza hanno gestito male). Ma con qualche fondo, con un po’ di ricerca e partecipando a progetti, fidati che qualcosa si può fare sempre.

    Moz-

    • michele 13 March 2019
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      Hai perfettamente ragione, e anche il centro di aggregazione del mio paese fa molto. Si può sempre fare di più però, ed è un peccato assistere a spettacoli penosi come quelli della politica locale…

  4. Pietro Sabatelli 14 March 2019
    Rispondi

    Hai ragione, ma purtroppo la nostra società è a questo punto da decenni, qualcosa cambierà prima o poi? Io lo spero 😉

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