The 9th Life of Louis Drax

Alexandre Aja mi sta simpatico. Non sarà mai uno Spielberg o un Kubrick, ma ho trovato quasi tutti i suoi film divertenti: Alta Tensione era uno slasher notevole, il remake di Le Colline hanno gli Occhi poteva essere un disastro, e invece alla fine non era la temuta schifezza, ok Riflessi di Paura era una merda, ma in compenso Piranha 3D era uno spasso! Insomma, quando si muove su territori noti, divertenti e magari un po’ stupidini, Aja ci sa fare. Purtroppo, però, il ragazzo ha deciso di voler provare a crescere.

Già Horns, il suo ultimo film con Daniel Radcliffe e Juno Temple, era un grosso MAH. Un po’ horror, un po’ fantasy, un po’ satira, parecchio indeciso. C’è chi l’ha amato, chi l’ha odiato, a me ha provocato più di qualche sbadiglio. The 9th Life of Louis Drax (incredibile, non hanno tradotto il titolo!) è tratto da un romanzo di Liz Jensen che ha riscosso un buon successo un po’ ovunque, e che ovviamente non ho letto, quindi non posso fare paragoni, ma fin dai primi minuti è evidente come Aja voglia continuare a smarcarsi dall’horror, abbracciando stavolta toni (neanche troppo dark) fantasy un po’ alla Guillermo del Toro in una storia che alla fine si rivela un thriller.

The 9th Life of Louis Drax

Il protagonista è Louis Drax, un bimbo di nove anni sopravvissuto alle peggiori disavventure che possiate immaginare. Si è rotto praticamente tutte le ossa, ha messo le dita nella presa della corrente, ha avuto intossicazioni alimentari… ha le famose nove vite (sì, nei paesi anglosassoni ne hanno due in più) dei gatti. Solo che è arrivato all’ultima vita, e scamparla anche questa volta sembra molto difficile. Louis infatti è caduto da una scogliera, e ora è in come. Caduto… o più probabilmente spinto dal padre Peter. Il rapporto tra i genitori infatti era complesso, la madre Natalie aveva allontanato il marito e il picnic sulla scogliera era un tentativo di riavvicinarsi nel giorno del compleanno del figlio. Diciamo che poteva andare meglio.

The 9th Life of Louis Drax

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The 9th Life of Louis Drax alterna il presente (Louis in ospedale, il dottore che si interessa sia al suo caso che alla gnocchezza della mamma…) a flashback del passato del bimbo, che dal limbo dove si trova, sospeso tra la vita e la morte, ci racconta le sue sfighe, le sue sedute dallo psicologo, il suo punto di vista su ciò che succede. Piano piano ovviamente scopriremo che le cose non sono come sembrano eccetera.

The 9th Life of Louis Drax

Il problema numero uno è che da quasi subito avevo capito che le cose non erano come sembravano, ed ho subito immaginato come sarebbe andata a finire. Prendendoci. Questo, in un thriller così, che punta molto sul plot twist, è piuttosto grave. Il problema numero due è che non mi è sembrato che queste atmosfere tra il magico e il dark siano così congeniali ad Aja come vorrebbe. Per gestirle ci vuole una sensibilità non comune, e di Il Labirinto del Fauno non ne sono usciti molti altri in questi anni. Alla fine il tono è sempre un po’ forzato, sembra che qualsiasi movimento di camera o apertura della colonna sonora sia pensato per far esclamare “avete visto come sono fantasy? Qui c’è magia! C’è immaginazione! C’è folklore!” E invece il film è permeato da un’aura di mediocrità che mi ha fatto sbuffare più di una volta. Visivamente qualche passaggio è carino, ma solo se preso a sé stante. Nel complesso, risulta finto.

Peccato, perché Aaron Paul nella parte del padre è proprio bravino, intenso, si vede che vorrebbe uscire dal ruolo con il quale ormai tutti lo identificano. Anche Jamie Dornan, che interpreta il dottore, è bravo. Scusate, non faccio apposta a guardare solo roba con Jamie Dornan ultimamente, è un caso… però conferma che sa fare più del pesce lesso di 50 Sfumature. La mamma, Sarah Gadon, un po’ pesce lessa invece è. Ma è parecchio gnocca, quindi le perdoniamo tutto e siamo pronti a perdere la testa per lei come un po’ tutti gli uomini del film.

Sarah Gadon

Capito, no?

Per The 9th Life of Louis Drax, invece, non perdiamo la testa: solo sbadigli. Fosse stato diretto da uno come Bong Joon-Ho poteva venirne fuori un capolavoro, ma così non è stato. A Alexandre Aja chiedo di tornare sui suoi passi, gli vengono meglio i piranha.

Voto: *

2 comments to The 9th Life of Louis Drax

  • Cassidy  says:

    Hai riassunto la vita (e le opere) di Aja nel primo paragrafo, non avrei saputo dirla meglio, dopo “Horns” Aja si è rosicchiato quasi tutto il credito accumulato. Aronne Paolo che è un fenomeno e recita davvero troppo poco (spero che vada dal suo agende gridandogli “YO Bitch!”), Sarah Gadon sa fare la biondona algida Cronenberghiana ma per ora poco altro. Magari gli butto un occhio, certo che i gatti nati fuori dai paesi di lingua inglese dovrebbero fare una class action di massa 😉 Cheers

  • Pietro Sabatelli  says:

    Ah, c’è pure Sarah? allora certamente m’interessa 😉

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